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Un lago per pochi? Non scherziamo…

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26 Ottobre 2006

Spett. Direttore,
in merito all’intervista al professor Crosa sulla balneabilità del lago di Varese, avrei qualcosina da dire anch’io, come semplice cittadina “rivierasca”. Da ogni sua frase trapela un atteggiamento veramente cupo-pessimistico-sprezzante e anche un po’ snob, non vi pare?
Per me, che sulle rive di questo lago meraviglioso (sì, era meraviglioso, anche quando era inquinato!) sono nata e vissuta, sembra del tutto non condivisibile quell’idea di lasciarlo “irraggiungibile”, “incontaminato”, “ambiente per pochi intimi” (sicuramente ardimentosi fanatici che si fanno strada tra sterpaglie e rovi, in silenziosa meditazione, con sforzi encomiabili…). MA PERCHE’? Un lago, per bello che sia, è pur sempre uno specchio d’acqua in cui da tempo immemorabile le persone si sono immerse, hanno nuotato e pescato, traendo godimento nel rimanere sulle sue sponde a riposare o chiacchierare un po’. MA CHE MALE C’E’ ?
Egoisticamente, abitandovi vicinissima, potrei sposare la tesi dell’esimio professore, tanto per noi “rivieraschi” non cambia nulla: pochi passi e sei giù sulla riva; tuttavia non mi sembra giusto, anzi piuttosto demagogico, negare questo piacere a chi vive in un posto meno gradevole, magari circondato da palazzoni anonimi e un po’ squallidi…
E’ mai stato il prof. al lago di Monate d’estate, qualche volta? Pur essendo più piccolo, è balneabile su tutte le rive e….non sembra proprio di assistere allo “sfruttamento selvaggio”, alle “catastrofi ambientali” ipotizzate: si vedono sorridenti bagnanti, atletici canottieri, qualche pedalò, barche a remi, canotti con bambini vocianti e perfino qualche barchetta a vela!
E ALLORA ?
Dove sta lo scempio?
Migliaia di turisti pronti alla devastazione, code di auto, pigia-pigia sulle spiagge, “masse di persone” (sic!) arrabbiate…
Ma in che film le ha viste? Un sogno con incubi? Via, non scherziamo: qualche baretto lungo la pista non sarebbe un male, famiglie con bambini che giocano in libertà, magari dopo aver consumato un pic-nic, comunicherebbero un po’ più di allegria a tutti (prof. compreso…)
Mia nonna e mia mamma, sui sassi affioranti a Cazzago facevano il bucato e si lavavano, indossando il “sutanin”, mio padre e mio nonno hanno pescato tanti persici e gobbini da farci fare indigestione…. Ecco, questo sarebbe il mio sogno: tornare a viverlo davvero, il nostro lago, così come ci hanno insegnato i nostri vecchi, amarlo e rispettarlo VIVENDOLO!

Maria Crosta, Gavirate

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