Un netto no alla “mercatizzazione” della scuola pubblica
16 Gennaio 2007
Egregio direttore,
se è vero quanto dichiarato dal ministro della Pubblica Istruzione, Fioroni, in occasione del seminario del centro-sinistra svoltosi a Caserta, riguardo alla trasformazione delle scuole statali in fondazioni e all’inserimento di rappresentanti degli imprenditori, degli enti locali e del ‘terzo settore’ (?) nei consigli d’istituto con il compito di gestire i finanziamenti privati che dovrebbero integrare i bilanci scolastici, occorre dire subito che una simile ‘riforma’, oltre ad essere in totale contraddizione con la qualificazione del ministero, che proprio Fioroni ha avuto il merito di ripristinare, come “Ministero della Pubblica Istruzione”, oltre a rilanciare lo squallido progetto di privatizzazione e aziendalizzazione della scuola portato avanti dal precedente ministro del governo di centro-destra, Moratti, risponde ad una concezione aberrante, che nega in radice il concetto costituzionale di scuola pubblica, che mira a subordinare tale scuola al mercato e la priva della sua identità di istituzione finalizzata all’istruzione, alla formazione culturale e ad una educazione libera, disinteressata e pluralistica delle nuove generazioni.
È evidente, perciò, che, se si andrà in questa direzione, il processo di privatizzazione della scuola pubblica compirà un ulteriore salto di qualità: infatti, dopo i finanziamenti pubblici alla scuola privata, introdotti da Berlinguer, ministro del primo governo di centro-sinistra (1996-2001), il quale condusse, come sembra che si proponga di fare ora Fioroni, una politica scolastica di chiaro segno neoliberista, spianando così la strada alla politica scolastica reazionaria e filopadronale della Moratti, che ha caratterizzato il secondo governo di centro-destra (2001-2006), con i finanziamenti privati alla scuola pubblica il cerchio di ferro dell’assoggettamento delle scuole alla dittatura del profitto si chiuderebbe per sempre e l’istruzione pubblica, destrutturata nella sua essenza costitutiva e forzosamente parificata all’istruzione privata, sarebbe definitivamente ridotta ad una merce con inevitabili e micidiali conseguenze sulla libertà di insegnamento, sulla qualità stessa dell’offerta formativa e sul fondamentale principio del diritto all’istruzione garantito a tutti dallo Stato.
Pertanto, in nome del basilare principio dell’autonomia funzionale e della serietà della scuola pubblica, mi permetto di dare al ministro Fioroni due consigli: abbandoni una strada che è profondamente sbagliata in quanto si allontana dall’idea di una scuola realmente e autenticamente pubblica, la quale è inconciliabile, in linea di principio e per definizione, con gli ‘animal spirits’ della società esistente, ossia con i codici del potere, del denaro, del sesso e dello spettacolo in essa dominanti; prosegua invece sull’ottima strada, che è senz’altro giusta, produttiva e utile alla Repubblica, da lui intrapresa con la riforma degli Esami di Stato.



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