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In ricordo di Carlo Smuraglia

Carlo Smuraglia
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6 Giugno 2022

Oggi ci sono stati i funerali di Carlo Smuraglia. Ricordo un incontro con lui nel suo studio di avvocato a Milano. Credo fosse la primavera del 1992. Rivestivo allora la carica di Segretario Generale della Fillea CGIL lombarda. In quegli anni, come adesso del resto perché nel frattempo poco è cambiato, le cronache dei quotidiani riportavano i numerosi incidenti sul lavoro degli operai edili.

Ogni giorno, purtroppo, morivano in media tre operai edili e le motivazioni erano quasi sempre le stesse: cadute dall’alto degli operai, schiacciamento o cadute di materiali. All’origine degli infortuni c’erano sempre il mancato rispetto delle misure di sicurezza personali, come il casco, le cinture di sicurezza o le scarpe antinfortunistiche. Altrettanto spesso, però, le irregolarità riguardavano la sicurezza generale del cantiere, come la viabilità, ad esempio, ponteggi e impalcature, la sicurezza delle gru o il trasporto dei materiali nel cantiere.

Decidemmo di effettuare un’indagine a tappeto e scegliemmo la città di Legnano. In quel periodo a Legnano erano aperti circa 90 cantieri. Trovammo irregolarità in 83 cantieri, compreso quello allestito per la ristrutturazione della Pretura.

Una volta elaborato il materiale raccolto, cartaceo e fotografico, decidemmo di utilizzarlo come base per un convegno promosso dalle Fillea Comprensoriale. Tra i relatori pensammo di invitare il Prof. Carlo Smuraglia Docente di Diritto del Lavoro della facoltà di scienze Politiche dell’Università Statale di Milano e comunista e fui io stesso a chiedergli un incontro per parlargli dell’iniziativa che stavamo organizzando.

Carlo Smuraglia mi invitò a raggiungerlo in via Santa Sofia, quasi attigua alla sede sindacale della Fillea regionale che si trovava in Corso Italia. Mi colpì moltissimo il suo ufficio ordinatissimo, non c’era in giro una carta, l’opposto delle nostre scrivanie di sindacalisti zeppe di materiale cartaceo di ogni tipo.

Io conoscevo Smuraglia più per la biografia che per conoscenza diretta. Avevo assistito negli anni ad alcuni dei suoi interventi nel corso delle affollate riunioni in Via Volturno, la sede milanese e regionale del PCI. Ma non avevo avuto modo di frequentarlo in occasioni diverse e i nostri scambi si erano sempre limitati al semplice saluto. Carlo Smuraglia, avvocato di parte civile nel processo Pinelli, Consigliere regionale e Presidente del Consiglio regionale della Lombardia, giuslavorista vicino al mondo del lavoro.

I suoi discorsi li ricordo scanditi con una voce chiara e ferma, mai concettosi e sempre diretti. Il linguaggio di Carlo Smuraglia era semplice, comprensibile, privo di quel rifluire continuo nelle pieghe della dialettica che appesantiscono anche i migliori ragionamenti. La comprensibilità che Carlo Smuraglia offriva a ogni uditorio era però dovuta alla sua vasta e profonda cultura e ad un’innata sobrietà che ho sempre ritrovato anche nei discorsi più recenti e durante la sua straordinaria e coraggiosa presidenza dell’ANPI Nazionale.

Annovero tra i libri della mia formazione la sua enciclopedia dei diritti dei lavoratori, della quale ricordo l’incipit che riconosceva allo Statuto dei Lavoratori un ruolo attuale e storico di tutela e di autorappresentazione dei diritti e poteri nei luoghi di lavoro.

Confesso che ero intimidito e presentai  il convegno che avevo in mente alla bell’e meglio. Mi aspettavo qualche domande di chiarimento, invece inaspettatamente mi disse semplicemente che non sarebbe mancato. Chiamò la sua segretaria per fissare in agenda la data e mi saluto con cordialità.

Il convegno fu un vero successo e ci aiutò a maturare ulteriormente alcuni principi in ordine alla sicurezza dei cantieri edili. La necessità di una sicurezza circolare a 360°. Smuraglia nel corso del convegno affermo che la sicurezza del lavoro o è “totale o non è”.

Anche Fausto Bertinotti, allora componente della Segreteria Nazionale CGIL partecipò al medesimo dibattito e in dialogo con Smuraglia, di fronte alle slide che facemmo scorrere, disse che dovevamo lavorare per avere cantieri edili di pace e non di guerra.

Da quell’incontro emersero per noi le linee guida che portarono tutta la Fillea a rivendicare il Piano per la sicurezza nei cantieri. Unico modo pensavamo allora per ridurre o addirittura evitare gli omicidi bianchi, il termine vero per definire la cruda realtà di pericolo del lavoro nei cantieri e delle troppe morti che si registravano allora e che ancora si registrano oggi.

Giuseppe Vanacore

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