Una destra sempre più indecente
18 Dicembre 2006
Egregio direttore,
un gesto e una frase hanno, a volte, il potere di rivelare l’essenza profonda del pen-siero e dei valori di una persona più di mille discorsi.
Il gesto è quello compiuto da Umberto Bossi alla manifestazione leghista che si è svolta a Milano: il dito medio alzato per maledire “gli imbecilli che vorrebbero che lui si ritirasse a vita privata”. Un gesto che fa tornare in mente quello delle dita dispo-ste a corna, evocatore della massima onta per il maschio latino, nonché preferibilmente esibito alle spalle della vittima ignara: un comportamento, peraltro, che, con la sua raffinata eleganza italica senza distinzioni fra l’area celtico-padana e quella romanesco-napoletana, è talmente caro non solo al ‘senatùr’, ma anche allo stesso Cavaliere, che quest’ultimo non si è peritato di farvi ricorso, oltre che nelle cene e nelle sceneggiate di Arcore, anche nelle riunioni fra capi di Stato e di governo cui ha avuto la ventura di partecipare durante la passata legislatura.
La dichiarazione è invece quella resa da Berlusconi ai giornalisti che gli chiedevano in quale centro medico intendesse recarsi per curare i suoi malanni: dichiarazione in cui il Cavaliere, offrendo un’ulteriore prova del suo spirito antinazionale e dando un saggio di americanismo e, insieme, di provincialismo (come, ahimè, accade a tutti i ‘parvenu’ del suo stampo), ha testualmente escluso, con l’offensiva arroganza che gli è consueta, di rivolgersi agli ospedali italiani in quanto “questi sono interessati sola-mente al suo nome, ossia ad aggiungere una personalità illustre alla lista dei loro pa-zienti”.
Di fronte al comportamento indecente e profondamente diseducativo di queste due figure di un certo mondo politico italiano, è difficile non ricordare la plastica rappre-sentazione che Marx, nei suoi scritti sul 1848 e sulle lotte di classe in Francia, dette di Luigi Napoleone Bonaparte, un avventuriero giunto al potere con un colpo di Stato, e del suo regime populista e autoritario, dominato da una cricca di ‘spostati’ in cerca di successo, di finanzieri rampanti e affaristi avidi e senza scrupoli: “Alla sommità stes-sa della società borghese trionfa il soddisfacimento sfrenato, in urto con le stesse leg-gi borghesi, degli appetiti malsani e sregolati in cui logicamente cerca la sua soddi-sfazione la ricchezza scaturita dal gioco, in cui il godimento diventa gozzoviglia, il denaro, il fango e il sangue scorrono insieme. L’aristocrazia finanziaria, nelle sue forme di guadagno come nei suoi piaceri, non è altro che la riproduzione del sotto-proletariato alla sommità della società borghese.”



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