Una giornata per tutti gli olocausti
3 Febbraio 2005
Scrivo questa mia in risposta al Sig. Angelo Bruno Protasoni e alla relativa missiva intitolata “Olocausto e foibe insieme?” del 26 gennaio.
Pur condividendo parte di quanto asserito dal Sig. Protasoni, specie in merito all’importanza di riportare il triste fenomeno storico delle foibe all’onore delle cronache (non ricordo, infatti, d’aver mai sentito
alcun accenno alle grotte carsiche ove persero la vita tanti Italiani in ambito scolastico, ad alcun livello), ma non comprendo come si possa definire il 27 gennaio “Giornata della Memoria” se non, appunto,
celebrando un ricordo condiviso, a prescindere da una sorta di disciminazione dei cadaveri. Anche perché, a mio avviso, ridurre la memoria dell’Olocausto ai fenomeni d’anti-semitismo risulta, oltre che storicamente ingiusto, attualicisticamente strumentale: paradossalmente,
le legittime manifestazioni delle comunità ebraiche sono coincise con le celebrazioni mediatiche del decennale di AN (e, tanto per essere chiari, non si è certo perso tempo nell’incensare l’On. Gianfranco Fini, Ministro degli Esteri legittimato proprio da Sharon nel giorno del
funerale di Abu-Ammar, al secolo Arafat, rilasciando delle dichiarazioni quantomeno ambigue su quello che io definirei come l’Olocausto palestinese) il tutto circondato da una dose di buonismo e distorsione favorevoli allo Stato d’Israele. Ora, dopo questa mia digressione,
comunque non trascurabile, avrei gradito che si definisse tale ricorrenza come la “Giornata in ricordo dell’antisemitismo” più che, generalmente, come la “Giornata della memoria”. Perché se vogliamo
realmente sancire, con questa data, il ricordo delle atrocità di ogni totalitarismo e/o delle brutalità dei regimi (anche democratici), allora dovremmo non soltanto ricordare le Foibe – che, peraltro, ci hanno visti
come vittime innocenti (ammesso che le vittime possano mai essere colpevoli: l’attributo è un pleonasmo rafforzativo) – ma anche lo sterminio (pure ebraico) sistematico di Stalin e dei suoi Gulag, il genocidio dei Serbi in Kosovo (perpetrato dal momento della rimozione delle truppe di Milosevic) ad opera dell’UCK, la cattività turca della
Cipro greca, il massacro dei Kurdi (legalizzato dal governo di Ankara e tacitamente accettato dall’UE), gli embarghi cubano e irakeno… tanti e tali sono gli orrori del novecento, come del terzo millennio, che ricordare esclusivamente gli Ebrei ha il macabro sapore dell’occultismo mediatico. Ciò, ovviamente, non sottrarrebbe alle vittime dell’antisemitismo la propria dignità, come vorrebbero farci credere. È
questa selezione innaturale che assegna ai morti una sorta di classifica a preoccuparmi. Che io ricordi, soltanto il Generale Francisco Franco, al termine della Guerra civile spagnola, seppellì i caduti in un unico, grande, sacrario, non omettendo di celebrare l’onore dei morti del
nemico. Così dovrebbe essere anche per il 27 gennaio, che non può e non deve diventare, come – di fatto – è già, occasione di propaganda politica e di univoco rispetto nei confronti di una comunità religiosa che, oltrettutto, comunque la si voglia vedere, non ci appartiene, né
storicamente, né culturalmente. Giusto, quindi, ricordare gli Ebrei (ma, a questo punto, stando alle fonti della storiografia contemporanea, anche Rom, Polacchi…), altrettanto doveroso ricordare Italiani, Serbi,
Kurdi, Greci… mi duole dover constatare che le vere discriminazioni – a più riprese imputate ai danni di noi che ci definiamo eredi del fascismo concettuale, filosofico e politico, non già sostenitori di un razzismo becero e di una xenofobia aberrante pressapochisticamente assegnatici da detrattori e avversari – siano attuate dai ‘difensori
della democrazia’. Il muro d’Israele, docet.
Segretario GN/FUAN per la Provincia di Varese



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