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Vandalismo, la responsabilità è dei pubblici poteri

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7 Settembre 2005

Caro direttore,

il perdurare di varie forme di vandalismo di cui l’imbrattamento di muri, cabine telefoniche, cestini porta rifiuti, panchine, monumenti e altro non è che il risultato di almeno tre decenni di permessivismo becero alimentato in primo luogo da chi ha ripetutamente cercato di dare dignità culturale – in particolare certa sinistra reciti il mea culpa – a forme “espressive” che di culturale non hanno nulla. In secondo luogo c’è una responsabilità dei pubblici poteri che per anni hanno sul tema praticato il gioco delle tre scimmiette nonostante i danni diventassero sempre più rilevanti e i costi per porvi rimedio – quando ciò è accaduto- sempre più onerosi per la collettività.Anche Varese, come gli ultimi avvenimenti dimostrano con differente livello di pericolosità ( scritte fasciste contro la libreria Abrigliasciolta e tinteggiatura di Umberto primo di Savoia ) il fenomeno non solo è diffuso ma è addirittura in preoccupante ripresa.
E desta sincera pena chi, pur stigmatizzando, sembra cercare giustificazioni allo sfregio alla regia statua invocando il ruolo forcaiolo e antipopolare svolto dall’allora re d’italia nella repressione dei moti di Milano del 1898. In gioco non è il giudizio storico su quel sovrano la cui effige potrebbe essere tranquillamente rimossa dai giardini Estensi – personalmente certo non me ne dorrei – ma solo in seguito a una seria discussione storica e a una conseguente valutazione d’opportunità politica e non certo sotto il ricatto degli imbrattatori di turno. Anche in questo caso, la cui portata non va certo dilatata oltre misura, è in gioco la cultura della legalità, quella per cui giustamente si batte, con grande fermezza, a Bologna, per situazioni certo assai più gravi, il sindaco Sergio Cofferati.

Cesare Chiericati

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