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Varese merita un vero teatro

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23 Maggio 2006

Egregio direttore

nel dibattito che anima la campagna elettorale sono stati da noi approfonditi alcuni temi che rientrano nel programma del candidato sindaco Antonio Conte. La Lista UNITI PER VARESE dopo aver parlato di Università e sistema museale, di progettazione dei servizi sociali e ospedale oggi propone un contributo importante sul teatro a Varese della professoressa Grazia Battitori, candidata nella lista.
Nel quadro più ampio della percezione di sonnolento isolamento della città di Varese, che si riflette anche sul suo ruolo di capoluogo di provincia e che rischia di compromettere il suo sviluppo economico e sociale, particolare attenzione deve essere posta a quello che può essere percepito come isolamento “culturale”.
Tipico esempio che illustra questa situazione è la storia del teatro a Varese.
Cominciamo parlando del “Teatro Ducale”, il cui nome si richiamava al Casato D’Este che sul finire del 1700 reggeva in feudo le terre del Varesotto. Teatro di corte, fu attivo dal 1779 al 1790 e si trovava dove oggi è situata piazza della Repubblica.
Continuiamo con il ben più conosciuto Teatro Sociale che era nato come filiazione diretta del Teatro Ducale nel 1791; un’utile targa in piazza Giovane Italia informa che esso prospettava proprio su quello spazio. Tipico teatro all’italiana, con platea a ferro di cavallo, pavimenti in legno e lampadari di cristallo, era proprietà della locale Società dei Palchettisti, da cui derivò il nome. Come tutti sanno, quel teatro fu abbattuto nel 1953. Fu una decisione improvvida e carica di conseguenze negative per lo sviluppo culturale della Città e influì non poco a interrompere quello slancio propositivo vincente e rivolto al futuro che la città vantava fin dalla sua costituzione a città capoluogo di provincia nel 1927.
E’ utile a questo proposito un confronto con una realtà vicina a Varese: il Teatro Sociale di Gallarate. Costruito nel 1862 e identico a quello varesino per struttura societaria ha avuto più fortuna e, dopo aver evitato la trasformazione in centro direzionale e commerciale, oggi risorge a nuova vita grazie a lungimiranti sinergie gallaratesi che hanno permesso di realizzarneuna intelligente ristrutturazione e la riapertura al pubblico. Il piccolo “Vittorio Gassman”, nella piccola Gallarate affianca altri tre teatri in attività i quali, insieme, avranno la possibilità di accompagnare e sostenere positivi fermenti di sviluppo culturale.
Varese, città capoluogo, merita di più della impersonale e poco accogliente struttura dell’attuale teatro Apollonio; merita un teatro di prestigio che sostenga una programmazione culturale di alto livello in grado di attrarre l’interesse del pubblico e aprire una nuova stagione di sviluppo culturale e sociale di Varese.
I fermenti di innovazione, sperimentazione e ricerca culturale che saranno stimolati permetteranno di togliere la città dall’isolamento culturale di cui soffre e contribuiranno per la loro parte (naturalmente assieme agli effetti di altri provvedimenti) a darle il prestigio di città capoluogo che merita.
Per realizzare un’opera così importante e complessa, se ne parla da anni e si sono spesi soldi in più di una occasione per studi e concorsi di idee senza riuscire ad arrivare alla realizzazione dell’opera, occorre trovare le risorse nella società varesina, attraverso sinergie pubblico-privato e strumenti innovativi di finanziamento e gestione. Il nuovo sindaco deve cimentarsi in questa impresa con coraggio ed entusiasmo e la società varesina saprà comprenderlo e mettergli a disposizione le energie e le risorse, che non le mancano, per realizzare un’opera per la città e veramente degna di Varese.

Uniti per Varese - Carlo Manzoni

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