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Velodromo: la Federciclismo si svegli

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3 Gennaio 2006

Un sincero augurio per un buon 2006, ragazzi.

Vorrei contribuire al dibattito da voi proposto in merito al progetto del nuovo stadio di Varese. Scrivo in veste di giornalista della rivista Ciclismo e vorrei esprimere il mio disappunto nel constatare l’assoluto silenzio in merito alle altre realtà che, in nome di un business edilizio, verrebbero sacrificate dal nuovo progetto: il velodromo e la pista di atletica.
Diamo per scontato che anche a Varese, città in cui il calcio non raduna che un pugno di appassionati, è dogma, ma il Franco Ossola non deve diventare proprietà privata del pallone. Un velodromo e una pista di atletica, a Varese e provincia, sono rarità che andrebbero maggiormente tutelate, per rispetto dei tanti praticanti e di realtà
sportive di grande importanza, quali il ciclismo e lo sport disabili.
Per competenza, vorrei soffermarmi maggiormente sul velodromo: sono allibito dall’indifferenza della Federciclismo locale e delle società ciclistiche. In questo momento, dovrebbero fare sentire la propria voce e, soprattutto, far conoscere all’opinione pubblica l’importanza di un velodromo per sviluppare il ciclismo nella nostra provincia. Sono rimasto sorpreso, a riguardo, che gli organi nazionali del ciclismo e, in particolare, il nuovo direttore tecnico Silvio Martinello, abbiano appreso del nuovo progetto dello stadio soltanto dal sottoscritto nel corso di una chiacchierata informale.

La Federciclismo varesina si muova, prima che sia troppo tardi! La mia vuole essere un’esortazione non polemica, ma necessaria: l’unico modo per cambiare la mentalità ottusa e calciofila di chi vuole abbattere il velodromo è quello di
portare i ragazzi a correre in pista. Il ciclismo deve dimostrare che ha bisogno di quell’impianto: e di bisogno ce n’è, eccome. I tecnici e gli appassionati veri sanno che il velodromo è preziosissimo soprattutto per i giovani: riportate i ragazzi in pista, all’università del ciclismo, dove s’imparano tattica, equilibrio, palestra fondamentale e spesso trascurata da direttori sportivi inetti. Il
Franco Ossola di Varese non deve finire come il Vigorelli di Milano, che ormai è in fase di smantellamento: chi ama il ciclismo si svegli!

Un abbraccio

Lorenzo Franzetti

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