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Vengo dal Sud e sono pubblico dipendente

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23 Maggio 2006

Caro direttore,
vengo dal Sud e sono pubblico dipendente: due caratteristiche che mi collocano nell’Italia improduttiva. Ultimamente, forse perché si avvicinano le elezioni, mia figlia, che frequenta una delle scuole medie di questa città viene fatta oggetto di attenzioni del tipo: “L’Italia finisce al Po, gli altri sono terroni”. Non sono riuscito a consolarla né con battute sullo stile: “La mamma degli ignoranti è sempre incinta, ….. l’ignoranza umana supera la misericordia divina, …. l’ignoranza è il bene più democratico ed ugualmente ripartito tra Polo Sud e Polo Nord”, né con la lettura dei Promessi Sposi, laddove il povero Renzo emigrato forzato, da Lecco in quel di Bergamo, viene trattato alla stregua di un povero terrone. Mi è venuto dunque spontaneo canzonare così:

NOI DAL SUD/ IMPRODUTTIVI FIGLI D’ITALIA/TRA I CIGNI DEL POLO / BRUTTI ‘NATROCCOLI.
Segnalato questo modesto sfogo a taluni amici, fra cui eminenti candidati nel Polo, ho ricevuto diversi messaggi come risposta. Ecco una breve sintesi.
“Non sono d’accordo con quello che hai scritto, ma , con tutto il rispetto, non mi sento rappresentato dai candidati in lista per il Comune di Varese. Perciò ai miei amici al bar ho detto che non pagherò le tasse. Non erano convinti. Ma io sono sicuro, perché l’ho sentito dire in televisione. Il brutto è che tutti vogliono aprire bocca. Uno che non conosco si è intromesso e mi ha detto che sono qualunquista. Giusto a me che non ho mai votato comunista e che come dici tu faccio parte dell’Italia produttiva.”
Ora prima di riportare, una serie di messaggi rivolta ai meridionali in lista con il Polo, un mio cliente mi ha offerto una riflessione che può inquadrare la questione in termini più ampi, rispetto a quelli meramente di contrapposizione tra Sud e Nord.
“Siamo a casa loro. Non dimentichiamolo. Siamo ospiti e grati a questa terra e alla cultura che essa esprime. Accanto ad alcuni disorientati, molti sono gli epigoni di legalità e giustizia. Uno per tutti vorrei citare l’avvocato Ambrosoli, immolatosi proprio per questi valori.”
“Caro candidato, che sei meridionale e stai nel Polo, hai rimosso l’immagine dei tuoi genitori contadini – forse perché ti vergognavi di essi – di quei genitori che hanno sgobbato per tutta la vita da mattina a sera – e che ora anche tu quotidianamente collochi nell’Italia improduttiva?”
Su questa falsariga un altro contributo : “Caro candidato non ti ricordi più di quei genitori che non hanno speso mai un centesimo di lira per se stessi, che non hanno mai gustato un gelato pur di farti studiare ed essere orgogliosamente e impacciatamene presenti nel giorno della tua laurea. Così, dunque, li ripaghi questi, non improduttivi, ma illegittimi figli d’Italia.”Con toni leggermente più pesanti: “Caro candidato, indubbiamente concorrerai al successo di chi ti detesta in cuor suo e non perde occasione pubblica per disprezzarti. La tua presenza preziosa (per farli vincere) dimostra voglia di confronto e apertura, ma non serve a nulla. Ad altri affiderai la gestione della cosa pubblica”.
Vengono poi i parassiti, che anziché dire qualcosa di loro chiosano le frasi altrui.
“ Al verso numero uno: “Noi dal sud” aggiungere ..”e con l’aggravante di essere pubblici dipendenti”.
“Non condivido l’elisione della “a” di anatroccoli. ‘natroccoli non li fa apparire più brutti. Lo sono già: della serie beffati e bastonati”.
“Ha ragione quello che ti ha scritto dei figli illegittimi. Il referendum infatti metterà a nudo la realtà. Non più il termine edulcorato di figli naturali, ma quello che veramente sono: figli illegittimi. A…”
Tralasciando l’imprecazione finale, mi ha colpito il parallelo tra referendum ed azione di disconoscimento legale. Andiamo rapidamente alle fine con una frase che credo di aver già letto sulle vostre pagine: “Secondo i classici, troppo spesso vituperati in questo spasmodico e quotidiano elogio dell’ignoranza, gli uomini si dividono in tre categorie: liberi, schiavi e servi. Gli schiavi si ribellano, i servi restano sempre servi”. Spiace dividere la politica tra Nord e Sud, anche se in questi anni, così va spesso il mondo, sono stati i più poveri a farne le spese. Ed è anche per questo che non si può sottolineare come le vittime siano i migliori complici dei loro stessi carnefici.
(C. Italo)

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