Verità e revisionismo
4 Novembre 2005
Egregio Direttore,
leggo con comprensibile stupore la lettera, a firma di Giorgio Svezia – coordinatore di Alleanza Nazionale nel collegio di Samarate.
Non entro nel merito delle sue più che discutibili affermazioni e dei suoi arditi collegamenti fra prima guerra mondiale, caduta del muro di Berlino e guerra in Iraq.
Se la Storia si scrivesse così, a balzi di canguro e comunque senza nessuno sforzo critico nei confronti di ciascun episodio, saremmo ancora un ben povero paese.
E’ infatti, questo, il tipo di approccio – falsamente storico – che è stato utilizzato proprio dalle dittature: da quelle fasciste, da quelle naziste e da quelle comuniste.
Ed è la storia che si studia purtroppo ancora oggi nelle peggiori teocrazie islamiche, come insegnano i recenti deliri iraniani.
Utilizzare pertanto proprio questo metodo, fuorviante, per parlare di Libertà è, francamente, sconcertante.
Mi limito solo, in questa sede, a correggere uno svarione che spero involontario (ma temo che, più probabimente, possa invece essere frutto di un lapsus freudiano).
L’ultima pagina del nostro Risorgimento non è stata la Grande Guerra, ma la Guerra di Liberazione dal fascismo.
Solo il 25 aprile del 1945 la Nazione Italiana ha infatti potuto finalmente dirsi libera dall’ultima e dalla più odiosa delle schiavitù: quella che l’aveva privata dei più elementari diritti civili e politici, quella delle atroci leggi razziali, quella che l’aveva portata ad una arrogante guerra di aggressione, quella che aveva aperto le porte all’occupazione nazista e alle sue efferatezze culminate nei campi di sterminio.
C’è quindi un limite anche al falso revisionismo, egregio signore.
E’ quello della Verità, che non può essere strapazzata – a destra come a sinistra – per meschini interessi di parte.
Solo da questa consapevolezza può nascere, a nostro avviso, un credibile percorso verso la riconciliazione.
Un fraterno saluto



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