“Via Palermo, perchè non ci sono i dossi?”
24 Novembre 2006
Questa mattina ho visto un uomo falciato da un’auto
un uomo che pedalava lentamente sulla strada che costeggia la stazione di Busto Arsizio (via Palermo).
Sulle strisce pedonali è balzato come un manichino nell’aria perchè non visto da un automobilista che forse, procedeva troppo veloce.
Ho sentito il tonfo, ho aspettato che la caduta producesse un altro sordo rumore, la frenata ha bruciato il silenzio sincopato. L’uomo è sceso dalla vettura, ha cominciato a mangiare i metri che lo separavano dalla sagoma riversa sulla terra. Non c’erano ombre, perchè, non c’era luce.
L’unica, alla stregua del bagliore di una candela che proviene dal corridoio del sottopasso.
Ho accostato, ho chiamato la polizia pregando di inviare subito qualcuno perchè, su quella strada, c’era una sagoma che faceva precipitare sangue dalla testa.
Una ragazza copriva la mia voce, urlando, singhiozzando.
L’uomo del mezzo era chino sul corpo immobile, quasi a voler vigilare con l’alito, la vita sospesa del fantoccio crollato, gli teneva la mano.
Lo pregava di svegliarsi e piangeva perchè non l’aveva visto, perchè non si vedeva nulla.
Quanta gente è arrivata in fretta dal cunicolo della stazione, e quanta gente è fuggita perchè il treno per varese delle 7.45, richiamava l’attenzione dell’imminente partenza con lo stridere solito dei freni.
Parevano piccoli scarafaggi che si muovono nella notte perchè notte era e non si vedeva nulla.
La luce è così mesta davanti alla stazione, in via Palermo.
Mi sono avvicinato, la sagoma gemeva flebilmente tra il marciapiedi e l’alito dell’uomo che, con voce tremula parlava con i soccorsi dalla cornetta del suo cellulare.
“Ha un taglio sulla testa” e queste parole venivano mangiate dal fragore di quella donna che, china, piangeva.
Forse perchè ha visto tutto, forse perchè ha intuito, pochi secondi prima, che il fantoccio volato e poi precipitato, era quello che sedeva sul sellino di una bici a pochi passi da lei, si, forse l’ha solo intuito, perchè era buio.
E l’uomo dell’auto forse, ha intuito il sangue fermarsi, ha percepito il gelo cadere come neve dal cuore sino ai piedi.
E ha sentito così, come la medicina insegna, che la corsa nei confronti di una tragedia, diviene sempre più pesante.
Cumulo di uomini senza nome, qualcuno in piedi, qualcuno, per cattiva sorte, disteso. L’unico nome è quello della strada…Busto Arsizio – via Palermo -, di fianco al sottopasso.
L’unica certezza, quella relativa al barlume fioco che addobba l’asfalto quando è buio.
Un asfalto lungo che va dalle rotonde sino allo stop che, a destra, porta alla stazione.
E non c’è alcun dosso, un dosso che contenga almeno la velocità di auto pilotate da uomini incoscienti o inconsapevoli della presenza delle strisce dedite ai pedoni.
No, non ci sono rilievi di rallentamento.
Un asfalto troppo lungo e veloce che ospita uomini di strada. Uomini che , come scarafaggi , sbucano dal sottopasso ed uomini che, come pedate al buio, investono cio che agli occhi, nonostante il barlume di una candela, non si vede.
Spero che la sagoma, quella distesa, quella grondante di sangue, si possa salvare…



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