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Violenza, Illegalità e disagio giovanile minano la convivenza

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27 Giugno 2005

Di fronte al tragico omicidio del giovane Claudio Maggiorin esprimo, anche a nome delle Acli varesine, innanzitutto la partecipazione al dolore e la solidarietà con la sua famiglia,con i parenti e gli amici che soffrono per la sua scomparsa, difficile da accettare, di fronte alla quale chiedono giustizia.
Ma il brutale assassinio, i fatti, i commenti, le reazioni e mancate reazioni che da quel momento, hanno segnato la vita di Besano e della Città di Varese per diversi giorni, non possono lasciarci indifferenti e obbligano ad alcune considerazioni.
Quanto è accaduto in quella settimana è eloquente e segnala il diffondersi di un malessere che tende a calpestare i diritti–doveri dei cittadini, indispensabili per garantire la convivenza civile ed il rispetto tra le persone.
La violenza sta diventando sempre più una costante di questa società anche nella nostra provincia.
Occorre chiarire subito che essa non ha colore, non è un’esclusiva degli extracomunitari o dei clandestini. Nell’ultimo anno e mezzo in provincia di Varese ci sono stati 14 omicidi e 12 di questi nulla hanno a che fare con gli extracomunitari o i clandestini.
Il gesto omicida rappresenta la soluzione estrema di comportamenti quotidiani intolleranti, illegali, che a partire dal disprezzo, arrivano alla pratica delle violenza, allo scontro fisico, al ferimento delle persone. Episodi vissuti a livello singolo o di gruppo, con i quali si interpreta un protagonismo da giungla, si tende ad imporre la propria presenza e la supremazia sugli altri.
Claudio è senz’altro vittima dello scatenarsi di questi fenomeni. La condanna dell’assassino e lo sdegno non ci possono però far chiudere gli occhi sulla logica che li alimenta.
Leggiamo nelle cronache di quei giorni che “quattro schiaffi dati a un albanese che ha la sfortuna di trovarsi nel posto sbagliato nel momento sbagliato, procurandogli sette giorni di prognosi, non sono niente confrontati all’omicidio di Claudio”. E’ vero che non c’è paragone, ma non è vero che non sono “niente”. Sono l’espressione della malattia che attecchisce e distrugge in particolare i giovani, purtroppo tra la colpevole indifferenza degli adulti.
L’omicidio di Besano ci obbliga a confrontarci con problemi non nuovi ma che sollecitano sempre più urgentemente risposte sociali e politiche.
Quello della violenza, già menzionato, è senz’altro uno dei principali. Lasciarla dilagare è un suicidio sociale, ma contrastarla fuori dal diritto, dando libero corso agli istinti, alla voglia di vendetta o di far giustizia da sé, significa alimentarla.
La strada civile e democratica per contrastarla è quella di rimuovere le condizioni di crisi sociale e civile che la favoriscono e al contempo di educare ed educarci alla legalità. Essa non ammette scorciatoie, ed è forse l’unica capace di dare senso all’agire responsabile dei cittadini, di sostenere la fiducia nello Stato, nelle sue Leggi, nella sua forza che va esercitata con fermezza, puntualità, efficienza, nel rispetto dei diritti e con il senso della misura e della proporzione.
Un secondo problema che emerge è la difficoltà di governare il fenomeno dell’immigrazione. Molti fatti, che puntualmente si ripetono nel nostro paese, dimostrano, al di là delle propagande, che la legge Bossi-Fini ha peggiorato oggettivamente la precedente Legge Turco-Napolitano, che pure avevamo criticato in alcuni suoi passaggi. La Legge attuale rappresenta un arretramento di cultura, di principi di riferimento e di qualità degli interventi messi in atto. A più riprese e in modo dettagliato siamo già intervenuti su questi argomenti.
Infine un terzo elemento che emerge è quello del disagio giovanile.
Nella nostra società non c’è futuro per loro. Un’assenza di futuro che per molti è generata dall’assenza di lavoro, di un minimo di stabilità. Inoltre non riusciamo a trasmettere ai giovani dei valori, la voglia ed il senso della vita. Mancano spesso le condizioni economiche e sociali i fondamenti culturali per permettere loro di prefigurare obiettivi per i quali valga la pena impegnarsi, misurarsi anche con se stessi, con la capacità di fare sacrifici, se necessari.
Se esploriamo il mondo giovanile attraverso i mezzi di informazione, ci accorgiamo che i giovani sono al centro degli interessi, ma lo sono essenzialmente per la loro alta capacità di consumare. Perfino la loro protesta viene sovente intercettata e pilotata come nuova opportunità di consumi.
Di fronte a questo quadro la politica, le forze sociali sono chiamate a cercare risposte positive, con scelte di progetti e di investimenti significativi e mirati in campo economico, nelle politiche del lavoro, della casa, della cultura.
Questa è la mobilitazione che il paese, la nostra città si attende, anziché quella che cavalca gli umori, le esasperazioni dei cittadini, con slogan ad effetto, che suonano ancor più gravi se espressi da ministri della Repubblica Italiana, e che comunque non coprono il fallimento delle politiche finora sostenute.

Ruffino Selmi
Presidente Provinciale Acli Varese

Ruffino Selmi

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