La giornata di studi dedicata a Villa Perabò
Varese – Il convegno, nell'ambito della Settimana della Cultura, prosegue anche nel pomeriggio. Poca gente nel corso della mattina
Una comunità luterana nella Varese del cinquecento? La prima parte della giornata di studi dedicata a Villa Perabò ha vissuto dell’aggiornamento degli studi sulla villa e sugli affreschi presenti, a distanza di trent’anni dai restauri condotti da Maria Teresa Binaghi Olivari (foto). È stata la stessa studiosa inaugurando oggi il convegno a suggerire, pur riconoscendo una situazione alquanto lacunosa in fatto di dati e notizie certe, una nuova ipotesi iconologica e di committenza della villa e delle pitture: la presenza in città o sul territorio di una piccola, nascosta comunità di riformati in contatto con il predicatore zurighese Zwingli. Si spiegherebbe così la presenza in una villa aristocratica la presenza di temi pittorici direttamente desunti da stampe dei pittori tedeschi Beham e Cranach, notoriamente di area luterana: «un fatto – sostiene l’ex funzionario di soprintendenza – che non poteva non avere implicazioni ideologiche, a quel tempo». Un riferimento che, fosse confermato, non solo aprirebbe nuovi campi di indagine agli storici dell’arte, ma probabilmente agli stessi studiosi di storia del territorio.
Peccato che ad ascoltare queste suggestive ipotesi e i confronti iconografici tra gli affreschi del “casino Perabò” e quelli presenti nella torre del falco al castello del Buon Consiglio di Trento, altra ipotesi affascinante di contiguità tra cultura locale e cultura nordica, fossero davvero in pochi. La sala Masolino da Panicale del collegio De Filippi, teatro della giornata di studi, inserita per volontà della sovrintendenza al patrimonio storico e artistico nell’ambito dell’annuale settimana della cultura, ha visto solo una manciata di appassionati. Disattenzione o disaffezione? Se è vero che certi aspetti sono destinati ad una elite di studiosi, è pur vero che la giornata vuole essere propedeutica ad un intervento massiccio di restauro e di recupero, nonché di valorizzazione anche turistica del patrimonio storico della villa. Non è più questione solo di eruditi, ma dell’intera comunità. Peccato non sia stato percepito.
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