Il commosso addio del Prefetto alla città
«Orgoglioso della mia acquisita varesinità». Dopo tre anni di servizio Guido Nardone scrive una lunga lettera di commiato
«Porterò sempre con orgoglio, e custodirò con amore, la mia acquisita varesinità», così conclude il prefetto Guido Nardone la sua lunga lettera di commiato dopo i tre anni in servizio in Villa Recalcati, alla vigilia del suo trasferimento a Campobasso.
Un lungo, appassionato ringraziamento alla città, alle sue istituzioni, ai suoi cittadini. «Si sta concludendo una vicenda umana e professionale tra le più intense che abbia vissuto in trentasei anni al servizio della collettività», esordisce il prefetto; per poi ripercorrere i principi cui si è attenuto nello svolgimento del proprio dovere: dare quotidianamente alla collettività il segno concreto della costante e attenta presenza dello Stato sul territorio, sostenere l’affermazione dei più autentici valori morali e civili, nel rispetto delle regole e della cultura della legalità come modello di vita quotidiana e non come mera enunciazione di principi.
Lunga la lista dei ringraziamenti: alla città, alla operosità e all’attaccamento alle proprie radici dei cittadini; alle istituzioni locali «per l’opera energica, concreta ed appassionata, con cui stanno amministrando questa Provincia»; alle Forze dell’ordine, per il lavoro “appassionato, costante, a volte duro fino ai limiti dell’umana sopportabilità»; alla stampa, «portavoce sensibile ed attenta dei messaggi del Prefetto»; all’Università, al mondo imprenditoriale, alle categorie professionali, alle organizzazioni dei lavoratori, alla Chiesa varesina, al volontariato. Un abbraccio ideale, insomma, quello di Nardone ad una terra «che ho amato e che mi ha amato, una terra nella quale ho trovato un calore umano, un entusiasmo ed un’antica tradizione di civiltà che ricorderò sempre con profonda commozione».
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