Fiona Hunter, la scozzese che portò la Liuc nel mondo
In dieci anni la Liuc si è guadagnata 80 collaborazioni internazionali e il maggior numero di studenti in stage all'estero. Dietro a questi risultati c'è una donna
È una delle colonne storiche della Liuc. Arrivata nel 1993 per insegnare inglese, nel ’96 si "sganciata" per lanciare l’università nel circito internazionale. A distanza di 9 anni, l’ateneo oggi vanta ben 80 collaborazioni internazionali, un flusso di studenti in stage all’estero più elevato d’Italia e un numero di stranieri ospiti invidiabile. Fiona Hunter (nella foto) , scozzese, una formazione acquisita tra la Scozia, la Francia e la Gran Bretagna, sa bene cosa voglia dire "mobilità": «Quando mi è stata data quest’opportunità non ho esistato – spiega la responsabile del servizio Internazionalizzazione della Liuc – un compito prestigioso ma difficile. Grazie alla mia esperienza personale, avevo già in mente il percorso da seguire. All’inizio è stato difficile: la Liuc era una giovane e piccola università, sorta in una cittadina che non aveva attrattive particolari. Abbiamo puntato tutto sulla qualità dell’insegnamento, offrendo un modelo quasi identico a quello degli altri partner stranieri. Oggi mi sentirei quasi di dire che la Liuc è più conosciuta all’estero che in Italia».
Proprio la giovane età dell’ateneo e le sue dimensioni ridotte hanno permesso di "fare il miracolo": «In questa università – spiega Fiona Hunter – non ci sono baroni o trafile burocratiche snervanti. Quando si ha un’idea è sufficiente proporla e, se piace, si parte senza indugi».
Oggi i ragazzi della Liuc hanno dimestichezza e familiarità con l’internazionalizzazione: «Si può scegliere di andare all’estero o di rimanere a Castellanza seguendo il percorso di "Internationalization at home". Abbiamo un’aula multiculturale formata dai ragazzi che vengono dall’estero. Al terzo anno, inoltre, si può scegliere di seguire un intero anno di studi o un semestre completamente in inglese. Ora ci stiamo organizzando per offrire uguale opportunità anche agli studenti dei corsi specialistici ma, al momento, abbiamo solo alcuni corsi».
Oltre allo studio in lingua inglese, l’ateneo offre molte occasioni di incontro e scambio di idee con docenti di università internazionali: «È un’occasione di incontro e confronto anche per il corpo docente che ha così la possibilità di trovare occasioni di andare all’estero ad insegnare».
Tra i sogni di Fiona Hunter c’è un corso di laurea tutto in inglese: «In Italia il Ministero già riconosce le lauree congiunte, si tratta solo di organizzarci. Noi dobbiamo sembre guardare dove va il mondo, essere pronti al confronto e allo scambio. Se manteniamo le barriere non saremo mai in grado di ottenere grandi risultati»
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