Varese 3D, un viaggio nel passato bello e romantico della città

Inaugurata al Salone Estense la mostra di foto d'epoca di Speri della Chiesa e Cesare Prevosti. Una settimana di iniziative all'insegna di "Quell che me pias" organizzata dall'associazione Varesevive

La bellezza ci puo’ trafiggere come un dolore, scriveva Thomas Mann. La Varese dei tram, della fiera boaria in piazza Repubblica, dei funamboli sospesi su un filo in piazza del Garibaldino, delle processioni e dei popolani dai visi scarni in devota genuflessione per il Corpus Domini,  delle carrozze luccicanti nella polvere di via Silvestro Sanvito, delle eleganti signore all’ippodromo de “Le Bettole”, dà esattamente quella sensazione.

È la bellezza della Città Giardino di inizio Novecento, immortalata dagli scatti fotografici di Speri della Chiesa Jemoli e Cesare Prevosti.

È la città che non ha ancora conosciuto il boom economico, di cui oggi rimane ben poco, ma che è possibile rivivere grazie alla mostra “Varese  3D” (Salone Estense 14 -21 marzo), organizzata dall’associazione "Varesevive" in collaborazione con la "Famiglia Bosina", nell’ambito della manifestazione “Quell che me pias” , dal titolo di una raccolta di poesie di Speri Della Chiesa.

Un racconto per immagini emozionante: 122 scatti realizzati per essere proiettati nella “stanza del mago” – così Speri chiamava la camera oscura – , oggi accuratamente restaurati e digitalizzati da Alberto Lavit, curatore della mostra. Un viaggio nel passato che diventa ancor più reale grazie agli occhiali tridimensionali (forniti dagli organizzatori). Una sorta di magia che materializza visi e luoghi appartenenti a una Varese romantica ed elegante.
Una mostra pensata soprattutto per le scuole e gli appassionati di fotografia, arricchita da una bella esposizione di macchine fotografiche e strumentazione d’epoca. Vere e proprie chicche per quantità e qualità dei pezzi. 
Spetterà a Luigi Balbo, appassionato studioso e fotografo, spiegare ai visitatori i segreti della stereoscopia. Alla professoressa Albertina Galli il compito di illuminare sulla storia della Varese del ‘900, mentre Natale Gorini dovrà avvicinare il pubblico alla conoscenza del dialetto bosino.  

All’inaugurazione della mostra erano presenti: il presidente del Consiglio regionale Attilio Fontana, il consigliere regionale Giuseppe Adamoli, il sindaco Aldo Fumagalli, Giuseppe Redaelli, presidente di “Varesevive”  nonché patron della Lativa, e Alberto Lavit. Tra il pubblico anche Angelica Della Chiesa Jemoli, figlia dell’eclettico artista.


“Quell che me pias” non è solo uno sguardo al passato, ma anche un interrogativo sulle prospettive del territorio e sul futuro della città. Domande a cui saranno chiamati a rispondere i candidati alle prossime elezioni regionali, giovedì 17 marzo alle ore 18 e 30 al Salone Estense,  in un Question time moderato dal giornalista Pier Fausto Vedani, aperto alla cittadinanza.
Il 21 marzo, invece, alla Villa Andrea Ponti alcuni dei migliori chef della provincia si cimenteranno con la cucina e i prodotti tipici del nostro territorio. «È un’iniziativa realizzata insieme a Confesercenti e Unione agricoltori di Varese  – ha dichiarato Giuseppe Redaelli – . Una  cena dimostrativa, quasi un "numero zero" destinato a ripetersi ogni anno. In futuro si potrebbe pensare di lasciare per sempre nei menu dei ristoranti questi piatti creati con i nostri prodotti».  
 

In una delle diapositive di Speri Della Chiesa compare la “Statua della libertà” ("L’Italia libera dalle catene" è il nome originale) che dall’alto dei Giardini Estensi, con la spada protesa, "proteggeva" la città. Oggi non c’è più, giace in un magazzino in condizioni pietose, in attesa di restauro. È in pietra di Viggiù e per sistemarla e rimetterla nella sua posizione originaria occorrono circa 30 mila euro. Una  parte del ricavato della vendita del libro “Quell che me pias” (Edizioni Lativa) sarà destinato a ridarle la libertà.

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Pubblicato il 15 Marzo 2005
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