“Il vuoto morale è più inquietante del satanismo”

Intervista a Offeddu e Sansa autori de I ragazzi di satana

Alla fine di giugno la Bbc manderà in onda uno speciale dedicato alle Bestie di satana. Sullo stesso tema sta lavorando Il Corriere del Ticino e a suo tempo addirittura Le Monde in prima pagina si occupò delle gesta del gruppo.
Il 21 giugno si aprirà il processo. Sono passati undici mesi dal ritrovamento dei cadaveri di Fabio Tollis e di Chiara Marino. Una storia terribile, inquietante che ha sconvolto chiunque vi sia entrato in contatto.
Da circa un mese sugli scaffali delle librerie spicca un libro di Luigi Offeddu e Ferrucio Sansa, I ragazzi di satana, Rizzoli
I due giornalisti, inviati del Corriere della sera e di Repubblica non ci hanno pensato su molto e invece delle rivalità hanno messo insieme professionalità e competenze e hanno lavorato per quasi un anno alla stesura di un libro documento che racconta tutta la storia facendo parlare gli atti ufficiali e i protagonisti.
I due giornalisti nella loro introduzione sostengono "che molto degli orrori compiuti dalle «Bestie di satana » resta da scoprire. Ma non solo: parlare delle «Bestie» significa anche raccontare la vita di una parte del nostro Paese, l’improvvisa ricchezza piovuta addosso a zone che fino al Dopoguerra vivevano di agricoltura. Bisogna almeno tentare di capire l’esistenza dei molti che sono rimasti ai margini della ventata di fortuna del boom economico. Bisogna chiedersi come vivono i ragazzi della provincia italiana, quali sono i loro valori. Non basta un libro per approfondire tutti questi temi. Lo sappiamo benissimo".

Il libro però è un contributo alto per conoscere e iniziare ad interrogarsi davvero in profondità su cosa stia succedendo in questa provincia che balza ai vertici della cronaca con troppa facilità e troppo spesso. La storia delle "Bestie di Satana" non è una storia qualsiasi e anche chi ha scritto queste interviste, come altri, non è riuscito a leggere di sera il libro. E il Diavolo, quello che ci raffiguriamo, non c’entra proprio niente.

In attesa del processo abbiamo voluto intervistatare i due autori partendo proprio dalla decisione di  scrivere un libro su questo argomento.
Offeddu: «
I nostri giornali ci hanno affidato l’incarico di seguire questa inchiesta. Con il passare del tempo io e Sansa, su opposte trincee, ci siamo resi conto di avere ognuno metà del materiale e così alla fine di luglio dello scorso anno abbiamo deciso di unire gli sforzi e di lavorare al libro insieme» 
Sansa: «Mi occupo di cronaca nera da anni, da quando lavoravo al Messaggero. Anche fatti diventati noti al grande pubblico come l’omicidio di Marta Russo. Una storia così le supera tutte. Ogni volta che mi avvicinavo a un documento rimaneva l’orrore. Il bisogno di raccontare allora è nato anche verso noi stessi, quasi l’esigenza di un momento catartico. Poi volevamo dare ai lettori la possibilità di conoscere bene la storia così come avevamo potuto fare noi con l’acceso ai documenti ufficiali».

Quali sono le impressioni che vi sono rimaste?
O
: «Alcune sono le stesse di chiunque abbia avuto a che fare con questa storia. Orrore e shock. Alla vista delle foto della povera Mariangela Pezzotta, il procuratore Pizzi era inorridito. Io ho trenta anni di lavoro di cronaca ma fatti così non li avevo mai visti. Quello che colpisce è il fatto che ci siamo trovati di fronte a ragazzi normali e salvo qualche eccezione anche a famiglie normali. Via via che entravo dentro questa storia ho capito che per me cambiava qualcosa dentro».
S: «Non mi sono impressionato per la presenza dell’entità diabolica. Mi ha colpito il fatto che avevo a che fare con persone normali, cresciute e vissute nella mia città. Qualcuno di loro poteva essere il mio vicino di casa, l’idraulico che viene a fare i lavori. L’altro aspetto inquietante è il grande vuoto presente nella provincia. Un vuoto morale. All’aumento della ricchezza materiale non è di pari passo cresciuta la realtà sociale e culturale. Colpisce il numero dei reati sempre crescenti nel Varesotto. Di fronte alle nostra domande l’unica preoccupazione dei sindaci era quella di affarmare che i cadaveri erano stati trovati nel comune limitrofo, quasi fosse un problema da geometri. Questi ragazzi hanno commesso fatti gravissimi, orrori, ma non voglio esprimere giudizi. Loro sono lo speccho di un sistema e ne sono la parte più debole, ma anche la più assoluta: hanno incontrato il male e ci sono andati fino in fondo»

Quali sono state le difficoltà incontrate nel vostro lavoro?
O
:«Le due maggiori sono legate al fatto che alcune vicende risalgono ad anni fa e quindi abbiamo faticato a trovare materiale. L’altro aspetto è quello della paura. La stessa ragione per cui si è imposto il silenzio in tutto questo tempo»
S: «Molti degli abitanti dei luoghi coinvolti non erano consci di cosa fosse successo. Ancora più grave però l’atteggiamento da parte delle autorità che non hanno collaborato molto. Ci sono molte altre famiglie coinvolte e solo per un miracolo ne sono venute fuori, magari all’ultimo momento. Da parte di queste c’è ancora una forte paura a parlare».

Quanto conta il contesto sociale in vicende come questa?
O
: «Occorre fare una premessa importante. Questa delle Bestie di Satana è una vicenda estrema. Nella cronaca degli ultimi 60 anni non si è mai vista una storia così folle e con tinte così macabre. I fattori in gioco sono diversi. Certamente quello del contesto sociale, ma anche le droghe, la passione ossessiva per certe musiche ascoltate 20 ore al giorno e da ultimo il fatto che i leader di questo gruppo sono personalità sociali vicino allo zero».
S: «Tanto, fino al punto che direi che è l’elemento decisivo. Non voglio dire che il Varesotto è tutta una zona violenta, ma non serve nascondere i problemi che ci sono e sono gravi. Dobbiamo avere il coraggio di guardare al fatto che la struttura sociale è cambiata molto e oggi gli squilibri sono enormi. Basta considerare il ruolo della famiglia che è sempre meno presente, è cambiata radicalmente e quale realtà ha preso il suo posto? Di questo sono preoccupati anche i magistrati».

Quali sono stati gli aspetti che vi hanno maggiormente colpito in questa vicenda fatta di orrore dall’inizio alla fine?
O
:«Il fatto che ci siamo trovati di fronte a ragazzi normali, ma con un clima di omertà terribile. La paura ha giocato un ruolo forte. L’altro aspetto è il fallimento di chi si era imbattuto già in questa storia e non era riuscito a cavarne niente malgrado le denunce circostanziate di alcuni familiari tipo Tollis»
S: «La brutalità, ma anche l’affetto che i carnefici hanno manifestato spesso per le loro vittime. Legami profondi fatti anche di grande coralità. Il sacrificio delle vite umane non è stato frutto di raptus o errori di valutazioni, anzi. I ragazzi hanno premeditato a lungo ogni delitto»

E ora veniamo alle critiche…
Alberto Ballarin, giornalista e padre di Elisabetta, imputata in concorso in omicidio di Mariangela Pezzotta con Andrea Volpe e Nicola Sapone, anch’esso imputato per la scomparsa di una pistola usata in quei frangenti, ci scrive spesso. Leggeva Varesenews da Mombasa quando era in terra africana per lavoro. Lui sostiene che ci sia un accanimento contro di lui,  ma soprattutto contro sua figlia.
Ballarin sostiene che il vostro libro sia un lavoro fatto "in ginocchio" prono all’interesse dei magistrati…
O:«Rispetto le opinioni di ogni lettore. Si scrive anche per confrontarsi con gli altri. Nel caso specifico comprendo bene il dolore di Ballarin, ma non posso condividere le sue tesi. Noi abbiamo lavorato seriamente facendo quello che si poteva fare»
S: «Non voglio polemizzare con Ballarin. Per due ragioni. Perché ha molto sofferto e posso capire il suo dolore. E poi perché è anch’esso imputato. Crdo che non abbia l’obiettività necessaria per guardare con distacco i fatti».

Un lettore commenta il vostro lavoro affermando che con grande superficialità associate i metallari alle bestie di satana e poi siete stati troppo allarmisti…
O
:«Ripeto che i giudizi dei lettori vanno rispettati sempre. Certo sarebbe anche importante sapere perché li esprimono e cosa fanno nella vita e quanto conoscono le cose. Ovviamente non accetto insulti e offese».
S:«Non credo sia corretto dire che esiste un’equazione tra la musica rock demoniaca e i fenomeni di satanismo, però è certo che portata agli estremi questa musica è molto utilizzata da quegli ambienti. Quanto all’allarmismo invece voglio essere più duro possibile. Non dobbiamo mai minimizzare. Purtroppo credo ci siano altri casi come questo che sono ancora nascosti. Il fenomeno del satanismo è sottovalutato e questo deve inquietarci perché non permette di sapere come stanno davvero le cose. Noi non abbiamo voluto fare un  instant book. Abbiamo lavorato quasi un anno in due studiano montagne di carte e cercando direttamente delle fonti».

Luigi Offeddu ha 52 anni, vive a Milano e lavora come inviato per Il Corriere della Sera. Ha iniziato la sua carriera giornalistica nella sua città natale a Sassari alla Nuova Sardegna. Ha poi lavorato con Montanelli al Giornale e alla Voce. Caporedattore degli esteri di Panorama nel ’97 è tornato al quotidiano come inviato al Corriere.

Ferruccio Sansa lavora dal 2000 a Repubblica dove si occupa di cronaca nera, giudiziaria e politica. Ha lavorato al Messaggero e collabora a Micromega.

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Pubblicato il 04 Maggio 2005
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