Io sono un nuba. Dalla parte di un popolo che lotta per non scomparire
Padre Renato Kizito, missionario comboniano, è stato il primo bianco a entrare nel territorio nuba (Sudan)dopo sei anni di isolamento. Il suo libro è la testimonianza di un genocidio dimenticato
«Io sono un Nuba». Padre Renato Kizito Sesana, un cespuglio di cappelli e barba bianchi, è nato a Lecco 62 anni fa, ma si sente uno di loro. Ha scelto di appartenere ai Nuba, il popolo che vive sulle montagne del Sudan, vittima di un genocidio di cui nessuno parla. Un popolo fiero, raccontato negli anni Settanta dalle fotografie di Leni Riefenstahl, che ha rischiato di scomparire sotto l’azione violenta del Governo di Khartoum.
Kizito è stato il primo bianco a entrare nel territorio nuba dopo sei anni di isolamento, portando aiuti immediati e costruendo scuole. Nel suo libro racconta la sua esperienza con un popolo assetato di libertà e fornisce gli elementi per capire la storia recente di un paese dilaniato dalla guerra. Già direttore "scomodo" di "Nigrizia", padre Renato "Kizito" Sesana è il più africano dei missionari.
Il Sudan si trova nel cuore dell’Africa, è un paese grande quanto l’Europa. Dopo l’11 settembre è entrato a far parte dell’elenco degli "Stati canaglia", considerati fiancheggiatori dell’organizzazione terroristica Al Qaeda. In questo Paese c’è stata una guerra civile che è andata avanti per oltre vent’anni. Le cronache hanno sempre raccontato di una guerra di religione: il nord musulmano contro il sud cristiano. «È falso – dice il missionario comboniano – . La questione religiosa esiste ma non nella dimensione in cui viene raccontata. È stata amplificata dai media occidentali. La verità è che si sono scatenati interessi economici per il petrolio del Nord, scoperto intorno agli anni ’80».
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