L’Italia del miracolo secondo Valerio Castronovo
L'insigne storico, domani relatore alla Giornata del cinema industriale presso la Liuc, evidenzia i caratteri di quegli anni ruggenti e irripetibili
Domani, sabato 28 maggio 2005, si terrà presso la LIUC (ore 15.00, aula C113) la quinta Giornata del Cinema industriale, organizzata dall’Archivio del Cinema industriale e della Comunicazione d’impresa e dedicata quest’anno al tema "L’Italia di Carosello. Miracolo economico e nuovi consumi".
«La chiave di lettura degli anni del boom è rappresentata dalle pubblicità di Carosello, una trasmissione che ha segnato un’epoca ed è stata molto amata dagli italiani» spiega Castronovo. «Le immagini di quella prima pubblicità saranno il filo conduttore del convegno organizzato dall’Archivio del Cinema Industriale e collegheranno i vari interventi dei relatori».
Il boom economico che investi l’Italia quarant’anni fa «fu una vera svolta, soprattutto per il Nord-Ovest industrializzato ma anche per significative realtà di Veneto, Emilia, Toscana, per la capitale; ma molte zone, specie del sud, ne restarono ancora escluse» osserva Castronovo. «I simboli del benessere furono quelli della motorizzazione di massa, con l’uscita della Fiat 600 nel ’55 e della fortunatissima 500 nel ’57, ma anche Vespa e Lambretta; furono gli elettrodomestici, che vennero a semplificare la vita alle casalinghe. Tutto questo determinò un potente cambiamento di stili di vita e modelli, in un contesto in cui l’economia italiana cresceva a ritmi accelerati, seconda solo a quella della Germania federale per tassi di sviluppo. In effetti, a parlare di "miracolo economico" italiano non furono i quotidiani nazionali, ma osservatori britannici». In quegli anni, complice la straordinaria stabilità della lira (che vinse pure l’"Oscar della stabilità monetaria"), anche il potere d’acquisto dei ceti inferiori crebbe, consentendolo loro, sia pure con sacrifici, di raggiungere traguardi come l’acquisto dell’automobile, del frigorifero, del televisore, o il Ferragosto di vacanza al mare. Si trattava tuttavia di una società profondamente diversa da quella odierna: «se pure si avvertivano i primi fermenti della liberazione dei giovani» analizza Castronovo, «resa possibile dall‘indipendenza economica dai genitori data dal lavoro, le famiglie erano di certo più coese e tradizionali, ci si sposava presto, si aspirava ad un matrimonio stabile, al posto fisso e all’automobile di proprietà».
Ormai, di questi tre addendi della felicità secondo gli Anni Sessanta rimane solo il terzo, i giovani hanno praticamente perso l’indipendenza economica, grazie alla precarizzazione selvaggia del lavoro, e più che mai "nel doman non v’è certezza", come scrisse il Magnifico molti secoli fa. Intanto la locomotiva italiana, forse anche e soprattutto per ragioni demografiche, si è arrestata e ora sembra procedere a marcia indietro. Potrà mai tornare l’ebbrezza del miracolo, quella fiducia nel futuro, quella voglia di fare? «In effetti la situazione era molto diversa» ammette Castronovo. «Noi allora soffrivamo di un complesso di inferiorità vedendo come vivevano nei Paesi più industrializzati, complesso che poi abbiamo superato raggiungendoli nello standard di vita, sia pure con disparità tra le varie zone d’Italia. C’era uno spirito diverso negli anni del boom, più ottimista e aperto all’avvenire, che oggi non si riscontra, basti guardare al numero di bambini che nascevano allora e a quello odierno. Sarà molto difficile risalire la china, da dieci anni perdiamo continuamente in competitività, la crisi del sistema-Paese è strutturale e si trascina dai primi anni Novanta. Si è creduto che la posizione raggiunta nel novero delle grandi potenze industrializzate fosse intangibile ed immutabile: ora invece bisognerà rimboccarsi le maniche, rimettersi in gioco ed avere fiducia in un futuro riscatto».
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