Non facciamo finta di niente
Il sentimento peggiore di fronte al duplice omicidio di Viggiù è l’impotenza. Quasi una resa di fronte all’ennesima tragedia. Peggio potrebbe essere solo il minimizzare o far finta che niente di anomalo sia successo o che in fondo siamo ancora nella media.
Togliamo subito di mezzo ogni falso mito: Varese non è più un territorio tranquillo, a patto che lo sia mai stato. Negli ultimi anni abbiamo visto di tutto e alcuni di questi fatti hanno un leit motiv di fondo: la disgregazione della famiglia. Viggiù è l’ultimo atto. Pochi mesi fa a Somma tre morti e poteva andare peggio. Un padre a Busto ammazza i due figli. Volpe e Sapone ammazzano Mariangela Pezzotta dando il via a tutta la saga orribile delle Bestie di Satana. Due uomini, ex finanziere e carabiniere uccidono le relative ex mogli di fronte all’avvocato e al giudice. E potremmo continuare con molti altri fatti in cui il sangue si è versato a fiumi.
Può bastare?
Viviamo in una società ormai malata ed è appena un sussulto quello che facciamo quando si sente di un altro ennesimo delitto.
Qualcosa non va e non abbiamo ricette magiche. Certo una cosa si può cercare di fare. Disarmiamo le case, le persone , i luoghi tutti, lasciando l’imperio della forza davvero solo allo Stato e ai suoi organi preposti a vigilare sulla nostra sicurezza. Possiamo solo prevenire. Ogni cura, ormai è dimostrato si rivela tardiva. I ragazzi di Viggiù erano tutti “bravi ragazzi” e non si può non crederlo. E allora perché tanto sangue, una famiglia distrutta e una comunità anch’essa ferita a morte?
Non è una risposta che ferma tutto, ma se quelle cinque armi ritrovate nella casa di Viggiù non ci fossero state le cose sarebbero andate nello stesso modo?
Oggi possiamo riflettere almeno su questo. Sarà poco, ma è già qualcosa da cui ripartire
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