L’11 settembre? “Un colpo di stato”
Interessante serata di dibattito al Museo del Tessile, promossa da Comunità Giovanile: pubblico numeroso per ascoltare Maurizio Blondet e la sua inquietante analisi dei retroscena
Il clima da giallo che aleggiava in sala è stato sapientemente innalzato già da Francesco Lattuada, che nel presentare gli ospiti ha raccontato come, la sera del 10 settembre 2001, l’amico Gabriele Adinolfi, attento osservatore dei media internazionali, gli telefonò dalla Francia per raccomandargli di evitare polemiche antiamericane o antiisraeliane, visto che i media, e in particolare quelli dello Stato ebraico, erano i fibrillazione poichè si annunciava il rischio di imminenti e gravissimi attentati – segno che qualcosa era trapelato.
In seguito è stato proiettato un interessante documentario su
DVD, “9/11 in Plane site”, opera di due giornalisti statunitensi, William Lewis e Dave Von Kleist. Il documentario mette in discussione molte "verità risapute" rilanciate dai media subito dopo l’evento, e lo fa con indizi assai pesanti. Ad esempio: dov’è il Boeing che centrò il Pentagono? Non ha lasciato traccia o rottami, nè i danni riportati dall’edificio sono compatibili con l’impatto di un jumbo pieno di carburante. Oppure: come mai gli aerei che hanno centrato le Torri gemelle di New York avevano, come si evince chiaramente dai filmati, uno strano rigonfiamento sulla pancia, come gli E-10 del comando aereo strategico USA, e a molti testimoni sembravano non avere finestrini, come gli aerei militari? E, ancora più angosciante, se si trattava di aerei comandati da remoto (cosa tecnicamente difficile, ma pienamente fattibile già allora), che fine hanno fatto gli aerei "ufficialmente dirottati" con i loro passeggeri? Contestualmente al filmato, è stato presentato il libro “11settembre: colpo di stato in America” con l’intervento dell’autore
Maurizio Blondet, ex collaboratore di Avvenire. "Non sono credibili le tesi ufficiali" ha rimarcato Blondet "secondo cui gente che è andata a scuola di pilotaggio sui Cessna sapesse poi prendere il controllo di jumbo-jet. E fanno ridere i dirottatori guidati da Mohammed Atta che la sera prima degli attentati si danno ai bagordi con spogliarelliste, bevendo alcool a fiumi, inneggiando all’Islam e agli attentati e "dimenticandosi" perfino un Corano al night club… Sa tanto di messa in scena preordinata". Perchè poi, si chiede il giornalista, cinque giovani israeliani festeggiavano e si scattavano foto dal tetto di un furgone equipaggiato con strumenti radio mentre le Torri venivano giù? Perchè sono stati scarcerati senza processo da un giudice che, guarda caso, oggi è a capo della Homeland Security statunitense? E perchè le Torri gemelle sono collassate come per una demolizione controllata, invece di crollare di lato come avrebbero dovuto a meno di una straordinaria ed impossibile combinazione di fattori casuali? Perchè il palazzo numero 7 del complesso del World Trade Center è stato fatto demolire "in quanto indebolito" a poche ore dagli attacchi, e da quanto tempo erano già lì dentro le cariche da demolizione, che richiedono settimane per la posa in opera? E com’è che il Comune di New York aveva già richiesto il permesso di demolire le Torri Gemelle, troppo costose da mantenere, sentendosi rispondere picche perchè prima andava smaltito l’amianto? E l’FBI come faceva, a poche ore dal disastro, ad avere già i nomi dei dirottatori suicidi, molti dei quali sbucarono poi fuori vivi, vegeti ed innocenti? E infine, le lettere all’antrace: "opera di Saddam Hussein" dissero tutti in coro, salvo poi identificarlo inequivocabilmente come proveniente da un laboratorio militare statunitense. E durante la settimana e mezza in cui il Congresso fu chiuso per disinfestazione, Bush e soci imposero il Patriot Act, una legislazione da regime in guerra, maschera, per Blondet, di un vero e proprio "colpo di stato di tipo nuovo".
Dietro questi fatti inquietanti, secondo Blondet e gli autori del filmato, si profila l’ombra di un progetto propagandistico per giustificare guerre d’aggressione contro nazioni ricche di petrolio e pericolose per la sicurezza di Israele – ieri l’Iraq, domani l’Iran. Come aggiunge Guido Colombo, "il petrolio è la chiave di tutto: chi ne controlla le fonti ha un potere immane". E se non tutti i dettagli tecnici delle tesi di Blondet sono impeccabili, come rilevava con competenza un pilota civile presente in sala, ciò non toglie che la sostanza sia preoccupante, e tutt’altro che fumosa: una convergenza scellerata tra interessi petroliferi e industria delle armi – ben rappresentati nell’amministrazione Bush – e l’atavico terrore di Israele di essere attaccato ed annientato dalle potenze arabe, rappresentato in America da una potente lobby ebraica elettoralmente influente,
avrebbe condotto all’attuale bagno di sangue iracheno, e a quelli prossimi venturi, in Iran o chissà dove, alimentando e causando il terrorismo islamico. Al di là delle esecrabili tendenze antisemite sempre presenti in questo genere di considerazioni ("non ci sono morti ebrei alle Torri gemelle" si diceva qualche anno fa, ma è falso), c’è da temere che in queste ricostruzioni, per nulla di comodo, vi sia ben più della paranoia di qualche svitato – perchè la Storia ha mostrato più volte di saper superare la più selvaggia fantasia.La community di VareseNews
Loro ne fanno già parte
Ultimi commenti
mike su La neve in montagna continua a sciogliersi. Contro la siccità si aspetta la pioggia
Felice su La festa "techno" nei boschi di Lonate Ceppino causa proteste
Rolo su Pullman in sosta con i motori accesi, la segnalazione e la risposta di Autolinee Varesine
lenny54 su "C'è del dolo nelle modifiche al Superbonus"
Felice su Architetti, geometri, ingegneri e costruttori all'unisono: "Da Super Bonus a Super Malus"
Felice su Dentro la loggia del Battistero di San Giovanni a Varese restituita alla città





Accedi o registrati per commentare questo articolo.
L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.