Crescenzo Tiso: «Facciamo attenzione ai subappalti»
L'analisi del responsabile del dipartimento prevenzione dell'Asl
Quattro morti sul lavoro nel giro di una settimana. Un’escalation che riporta subito la provincia di Varese in media con il resto d’Italia e con gli anni precedenti. Crescenzo Tiso, responsabile del dipartimento prevenzione dell’Asl, da anni combatte su questo fronte e non si meraviglia: «Così come non ero ottimista quando alla fine del 2005 abbiamo chiuso con 2 morti, rispetto ai 9 di qualche anno prima. Così oggi non sono catastrofista e non dico che siamo piombati nel buio degli anni ’50. La verità è che sugli infortuni non bisogna mollare mai anche quando il problema sembra in calo. Non si deve mai cantare vittoria».
Tiso, per quale motivo è così difficile azzerare le morti bianche?
«Perché le variabili sono numerose. Un infortunio puo’ dipendere da più fattori come la presenza o assenza di formazione, il tipo di contratto e rapporto di lavoro e anche la congiuntura economica».
Che cosa hanno in comune queste quattro morti?
«Nulla. Rappresentano quattro capitoli differenti, quattro casi di scuola in materia di infortuni sul lavoro. Il più strano è quello del ragazzo morto per un’errata manovra con il muletto».
In due casi però lo scenario è un cantiere.
«Quello del 19 aprile si trattava di un lavoratore dipendente di una cooperativa che era andato a fare lavori particolari, strani. Quello del 23 aprile a Castellanza è morto perché colpito da un cornicione all’interno di un cantiere. Il mulettista di 23 anni morto a Solbiate il 24 aprile ha fatto una manovra che un lavoratore esperto non avrebbe mai compiuto. Il fatto che sia avvenuto all’interno di un’azienda dove quelle lavorazioni sono codificate da tempo, vuol dire che non si usano schemi corretti e c’è un difetto di formazione. Infine l’ultimo quello del 26 aprile, non si puo’ ancora dire nulla perché non si conosce la dinamica, ma ci sono degli elementi di contesto che si possono commentare. Un esterno accede in un cantiere senza essere accompagnato e quindi c’è un problema di rapporto tra imprese esterne e interne. Tradotto in altre parole questi rapporti si chiamano subappalti, un fenomeno che sta crescendo in provincia».
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