Renato Farina, Giuseppe Feyles e il potere dei media
Pubblico numeroso alla Fondazione San Giacomo per l'incotro con il vicedirettore di "Libero" e l'alto diigente Mediaset
Due ospiti importanti per l’incontro organizzato ieri sera, giovedì 6 aprile, presso la Fondazione San Giacomo: Renato Farina, vicedirettore di Libero, uno dei più letti (e contestati) quotidiani d’Italia, e Giuseppe Feyles, alto dirigente di Mediaset, autore di programmi televisivi quali “Scene da un matrimonio”, “Sgarbi quotidiani”, “Casa Castagna”, “La Domenica del villaggio”, “Concerto Natale in Vaticano”, “Gentes”, “Vite straordinarie”. Un pubblico numeroso, attento e partecipe, ha ascoltato le loro analisi del momento che viviamo dal punto dei vista dei media, e in particolare del loro potere di influenzare la realtà.
Per Giuseppe Feyles oggi il problema è far distinguere la realtà dalla finzione televisiva. "La televisione non è vera, bensì verosimile. Nella realtà le cose accadono davvero, in tv possono accadere": differenza sottile ma sostanziale. Per Feyles i vari tentativi di arrivare a una tv-verità non hanno centrato l’obiettivo – ad esempio "Un giorno in Pretura" e "Chi l’ha visto", prodotti da Raitre. "Infatti la presenza di una telecamera qui ed ora modificherebbe il nostro comportamento, un po’ come l’osservazione nella particella atomica nel principio di indeterminazione di Heisenberg. Vi è inoltre la mediazione, sovente non neutrale – "guardate l’ultima puntata di Ballarò, con la telecamera che stacca su Casini che prende consiglio, come a suggerire che era impreparato", anche qui "reproba" Raitre – di registi, giornalisti, commentatori, montatori dei servizi, eccetera. Tutte queste mediazioni per Feyles si sommano in un caotico flusso televisivo, dove il vero e il falso perdono di significato, travolti dal verosimile; ma la tv non può mostrare che la superficie delle cose, senza mai scendere in profondità.
Come allargare dunque gli spazi televisivi per far filtrare, nel flusso indistinto di informazione, pubblicità, fiction, contenuti di qualità? "Non certo con la censura" risponde Feyles mettendo le mani avanti; "dopo le elezioni assisteremo probabilmente a una contrazione di questi spazi un dramma per chi come me cerca invece di allargarli". Per finire, Feyles utilizza un frase di Inge, sorella di Sophie Scholl, l’eroina della Rosa Bianca assassinata dai nazisti nel 1943. "Lo sguardo del bidello che li vide e li denunciò era lontano dal cuore, si era trasformato in lente del potere. Così se il nostro sguardo resterà attaccato al cuore non si trasformerà in lente del potere".
Renato Farina non condivide l’assunto di Feyles secondo cui la tv non può mai raccontare la realtà. Per il vicedirettore di Libero esistono veri frammenti di televisione-verità. La censura è certo un rischio, ma "anche se si applicano tutte le censure, la realtà urla per farsi sentire". Per Farina, il compianto Giovanni Paolo II "è stato televisivamente potente proprio perchè della tv se ne fregava – lui era attore di teatro, sapeva che in teatro le cose si fanno, accadono davvero. Con lui si capovolgeva il detto di Marshall McLoohan secondo cui ‘Il mezzo è il messaggio’, ossia che la tv trasmette solo se stessa". Farina prosegue il ragionamento sostentendo che la realtà buca lo schermo e si impone di prepotenza: "non fosse così la nostra responsabilità sarebbe troppo grande".
Come la realtà, la verità è troppo forte nulla può fermarla per il vicedirettore di Libero: "i totalitarismi non passeranno mai" dichiara sicuro. "Spartaco aveva i ceppi ai piedi ma la testa libera, noi un po’ il contrario" continua, narrando come nel ’76, all’epoca di Seveso, creò con un pugno di amici il giornalino Solidarietà, che distribuiva decine di migliaia di copie fra i presunti morituri (che tali, per la stampa nazionale, avrebbero dovuto essere) della Brianza. E qui Farina si scaglia feroce contro i "laicisti" e i "falsi ecologisti" di quel tempo, che a suo dire strumentalizzarono il disastro per una campagna a favore dell’aborto – "chiedendo anche quello coattivo, fino a portare "33 ragazze terrorizzate ad abortire bambini poi trovati sani".
"Chi ha un’ideologia usa la verità per manipolarla" dichiara Farina, naturalmente escludendo se stesso e il suo giornale da tale elementare constatazione. E infervorato, attacca la "dittatura del relativismo", i giornalisti "ipocriti e falsari" che "dichiarano di non credere a nulla", come "uno con i riccioli" di cui non fa il nome, e ancora la "clonaca", ossia la cronaca tutta uguale, ma priva di umanità.
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