Falso dentista, la Finanza gli trova un museo in casa
Tre denunce da parte delle Fiamme Gialle per abuso della professione medica. Ma nella villa di uno dei “professionisti” la sorpresa: quadri e affreschi del cinquecento e bassorilievi di epoca romana
Un dentista col pallino dell’arte. Nulla di strano, se non fosse che dentista non era e le opere trovate dalla Guardia di Finanza nel suo “studio” sono di dubbia provenienza, come quelle che gli stessi militari hanno trovato nella sua villa. Quadri, bassorilievi di epoca romana, affreschi del 500.
Non si è ancora conclusa l’operazione “Ricovero” condotta dalla Fiamme gialle di Busto Arsizio guidate dal capitano Ernesto Carile, che ha portato alla denuncia di tre persone per associazione a delinquere finalizzata all’abuso della professione medico-dentistica e alla denuncia per ricettazione ai danni di uno dei tre.
I finanzieri, nelle giornate di mercoledì e giovedì scorsi hanno fatto irruzione, al termine di una complessa attività investigativa, in uno studio dentistico situato nel centro di Busto Arsizio risultato del tutto irregolare. Il sedicente dentista era alle prese con alcuni pazienti quando gli investigatori hanno bussato alla sua porta.
Interrogato dai militari, è risultato sprovvisto di qualsiasi autorizzazione sanitaria o comunque titolo di studio che gli consentisse di poter svolgere la professione.
I clienti venivano tratti in inganno dall’apparente professionalità ed estrema cortesia dei tre soggetti, oltre che dalle sofisticate apparecchiature che si trovavano nello studio; la Finanza ha dunque provveduto a mettere i sigilli all’ambulatorio privato. Nel corso delle perquisizioni, tuttavia, i militari hanno notato anche diversi bassorilievi di epoca presumibilmente romana di proprietà del dentista, che non ha saputo giustificarne la provenienza. I finanzieri hanno a quel punto fatto scattare la denuncia per ricettazione ai danni dell’uomo, cui è seguita una perquisizione all’interno della sua villa.
E qui l’ulteriore sorpresa: altri dipinti, altri affreschi di epoca rinascimentale, ben otto capitelli in stile ionico ed addirittura una colonna ionica integra. Un vero e proprio museo in miniatura, che ha obbligato i militari a porre sotto sequestro anche queste opere. Le indagini sono tuttora in corso per risalire all’identità e alla provenienza delle opere oltre che alla quantificazione del valore delle stesse.
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