Fra vignette e litigi si consuma il rito del consiglio comunale
Approvata rapidamente la variazione di bilancio che salverà i servizi educativi per luglio, raggiunto un compromesso su precariato ed asili nido; sul resto, polemiche sterili e contese personali
Un Consiglio comunale largamente inconcludente si impantana su questioni procedurali e di metodo e contese personali: alla fine della seduta, il sindaco Farioli fuma d’irritazione, in
particolare contro lo scatenato Audio Porfidio (La Voce della Città), sempre pronto ad alzare
i toni del dibattito.
In apertura le comunicazioni di rito del primo cittadino, fra cui quella che ricordava come la consigliera comunale leghista Luciana Ruffinelli (foto) sia subentrata anche in Consiglio regionale, ad effetto delle dimissioni del neo-sindaco di Varese Attilio Fontana e della conseguente rinuncia dello stesso Gigi Farioli, primo dei non eletti alle regionali dello scorso anno e sua volta eletto sindaco a Busto. Si segnalano quindi le dimissioni di Valerio Mariani e Marco Quarantotto da consiglieri per Busto nel consorzio Arno-Rile-Tenore.
La prima sorpresa è il rinvio della discussione sul Patto per lo sviluppo, sulla carta piatto forte della seduta. Il rinvio è motivato dal sindaco con l’impegno di ricevere da tutti i gruppi consiliari, finoa fine luglio, osservazioni e suggerimenti che possano essere utili a dar forma al previsto organismo consultivo. Poichè il consiglio comunale è un rito con una sua liturgia precisa, in avvio è immancabile l’affondo di Porfidio, che punzecchia tutti, ma in particolare Diego Cornacchia (Forza Italia) e il sindaco, cui regala delle gustose vignette satiriche sul loro conto (vedi galleria fotografica in fondo all’articolo). Più avanti Porfidio si rende protagonista di accese discussioni che vedono Farioli minacciare di abbandonare l’aula piuttosto che vedere il consiglio comunale, "sacro tempio della democrazia", trasformato "in un’arena o un avanspettacolo di provincia" (applausi dal pubblico).
Inizia quindi il sottile dramma dei sospetti fra le opposizioni, con Antonello Corrado (Rifondazione Comunista) che, ricordando il documento sui criteri di nomina negli enti pubblici "condiviso tra maggioranza ed opposizione", comincia a chiedersi chi faccia davvero opposizione, ottendo dal sindaco la smentita di ogni inciucio ("Non accordi di potere, ma condivisione di obiettivi"). L’ex sindaco Luigi Rosa, chiamato in causa da Farioli per non aver risposto alla sua convocazione su questo tema, si difende invece a spada tratta e nega di essere mai stato contattato. Con queste premesse l’assemblea approva fulmineamente la variazione di bilancio da 30.000 euro che coprirà i costi di tutti i servizi socio-educativi comunali per il mese di luglio (e poi?); si passa quindi a discutere di precariato ed asili nido.
Anche su un tema che dovrebbe mettere tutti d’accordo si riesce a discutere accanitamente. Il centrosinistra presenta una risoluzione, con tanto di controfirma (poi ritirata) del sindaco stesso, per affrontare con urgenza il tema del mantenimento del servizio, se necessario ricorrendo allo strumento dell’istituzione pubblica. L’ex sindaco Gianfranco Tosi (Lega Nord) ribatte con un emendamento nel quale si fa sparire l’istituzione pubblica sostituendola con "qualsiasi elemento" atto allo scopo: dall’altra parte della barricata già si grida alla privatizzazione strisciante, ed Alberto Grandi, per l’Ulivo, ricorda i tagli al personale comunale fatti proprio dalle amministrazioni Tosi (1993-2002) e non più recuperabili, dopo una serie di una Finanziarie degne di zio Paperone quanto ad avarizia.
Si indigna Farioli di fronte al sospetto di voler aprire ai privati: "la natura pubblica del servizio deve essere salvaguardata, a settembre ci saranno ancora gli asili nido pubblici garantiti da questa amministrazione" tuona il primo cittadino, spiegando quindi che l’istituzione pubblica come implementata a Cardano al Campo non è immediatamente applicabile qui per una selva (oscura) di motivi. C’è chi, come Rosa, sottolinea che si arriva in grave ritardo a mettere una pezza al problema dei rinnovi contrattuali, e che comunque si interviene con una risoluzione, e non con una delibera che avrebbe effetti ben più pregnanti; e c’è chi, come Corrado, contesta che nessuna delle misure proposte elimina il precariato, come si auspica nel testo della risoluzione. Morale: cinque minuti di pausa e si studia un testo di compromesso, in cui rispunta l’istituzione pubblica, fra le varie possibilità, e si esplicita il mantenimento del carattere pubblico del servizio dei nidi. Al voto tutti sono a favore, tranne Corrado, per nulla convinto che ciò cambi qualcosa per le educatrici precarie.
Quando Porfidio presenta la prima delle sue 34 interrogazioni e risoluzioni, relativa ai problemi della caserma dei vigili, scoppia un altro putiferio. Giuseppe Angelucci (Forza Italia), seguito a ruota da Bottini, spiega a Porfidio che non si può intasare il consiglio di questioni da discutere in commissione. Grandi (Ulivo) ricorda che della risoluzione si doveva discutere, e non di altro: intanto un quarto d’ora se ne è andato, e al voto la maggioranza affossa la proposta. Porfidio, offeso, ritira la lunga lista dei suoi punti.
Altro pasticciaccio su una interrogazione con annessa risoluzione (??) presentata da Busto Civitas, che scatena un feroce contraddittorio fra Rosa e il presidente Speroni. Quest’ultimo, regolamento alla mano, è categorico: o si fa un’interrogazione o una risoluzione. Lo ribadisce anche Cornacchia, fustigando tuttavia l’esponente leghista per aver ammesso il punto all’ordine del giorno. Quando ormai stampa e pubblico sono sull’orlo dell’harakiri, Rosa dichiara che ripresenterà il punto, relativo al Piano provinciale riifuti e alle osservaizoni apportatevi dalla Regione, come risoluzione, e che ritira ogni altro punto dalla discussione. Infine Corrado, nell’ultimo punto rimasto da discutere (su 46!), denuncia in una risoluzione lo stato degradato di piazza Volontari della Libertà, sede della stazione FS. Anche qui si va subito fuori tema, con altre contestazioni di Porfidio sulle condizioni della fontana di piazza Garibaldi, "ancora sporca due giorni dopo la festa". La risoluzione è bocciata, e la seduta si scioglie con la netta impressione che se si va avanti così la città dovrà essere governata a colpi di Giunta, e che le educatrici precarie degli asili dovranno essere sì assunte, ma per fermare le liti in consiglio.
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