«Ho cucinato la pizza al premio Nobel per la pace»
All’economista del Bangladesh Muhammad Yunus noto come "il banchiere dei poveri" il prestigioso riconoscimento dell'Accademia di Stoccolma
«Ricordo di averlo avuto ospite a casa mia a Firenze. Gli ho anche cucinato una pizza». Ugo Biggeri, della Fondazione Responsabilità etica, sta parlando del premio Nobel per la Pace: il bengalese Muhammad Yunus, soprannominato il “banchiere dei poveri”. L’accademia di Stoccolma ha deciso, infatti, di assegnare a Yunus il premio per la sua geniale e al tempo stesso semplice intuizione: dare piccoli prestiti alla povera gente in modo da creare sviluppo economico e sociale dal basso. La sua Grameen bank, fondata nel 1976, oggi rappresenta qualcosa di più che una speranza per milioni di poveri. È una sfida vinta e riuscita contro la Banca Mondiale e le potenze economiche. Grazie alla sua idea, milioni di persone hanno potuto dar vita a microprogetti con una prospettiva di vita dignitosa.
Biggeri, che cosa ci faceva Muhammad Yunus a casa sua?
«Nel settembre del 2004 venne a Firenze per ricevere il Premio "Pegaso" assegnato dalla Regione Toscana. In quell’occasione fu ospite mio. Ricambiai la visita, per lavoro, l’anno dopo. Fui suo ospite e toccai con mano la realtà che aveva creato».
Che tipo è Yunus?
«È molto pragmatico, concreto. È un economista, un cattedratico, con una cultura capitalistica, svincolato da molte sovrastrutture di tipo politico e culturale che gli vengono attribuite. È il promotore del capitalismo tra i poveri, ma con una particolarità».
Quale?
«La sua Grameen bank promuove il microcredito e crea imprenditorialità dove c’è relazione sociale forte. Per lui sono fondamentali le relazioni sociali nell’economia. Yunus è andato tra i poveri del suo popolo ad ascoltare, per cercare di capire di cosa avevano bisogno veramente. La sua idea è vincente nel momento in cui supera il concetto di individualità nell’imprenditorialità. Il prestito viene dato se la comunità è d’accordo, in questo modo i soldi prestati tornano indietro (nel 98 per cento dei casi ndr). Lui mette al centro dell’attività di credito la relazione sociale. Un’intuizione che ha funzionato».
Il microcredito era un’idea che esisteva già?
«Sì, ma era stata completamente abbandonata. Io ricordo che mia nonna, che abitava nel Casentino, mi raccontava che durante la guerra tra le famiglie povere c’era l’abitudine di fare collette di raccogliere il risparmio. Oggi il microcredito è cambiato e funziona molto bene attraverso le cooperative, pensiamo a Etimos, un consorzio che raccoglie risparmio a sostegno di esperienze di microimprenditorialità nel sud del mondo».
A Yunus è piaciuta la pizza?
«Moltissimo».
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