Hendel diverte, con la semplicità di un “Bipede barcollante”
Ieri sera tanti applausi per il celebre comico toscano, che ha giocato il suo spettacolo su politica e autoironia
Un’ironia più semplice e meno sofisticata rispetto a quella dei suoi colleghi, ma anche di più sincero effetto. Con queste armi Paolo Hendel ha divertito ieri, domenica 27 gennaio, il pubblico dell’Apollonio.
Il popolare comico toscano ha aperto il suo spettacolo con una promessa che per fortuna ha mantenuto solo per pochi minuti: «Questa sera non parliamo di politica. Parliamo di televisione, invece. Tanto cosa avranno mai a che fare la politica con la televisione?». E così infligge subito sui programmi di Maria De Filippi e sui reality, dei quali tra le righe confessa di essere comunque un fedele spettatore. Poi però, visto che il legame tra tv e politica c’è, eccome, ben presto Hendel deve tenere meno fede alle promesse. Parlando subito «Dell’Italia di oggi che d’un colpo è passata dal mirabolante regno di Super Silvio il re del lifting, l’uomo che si è fatto da solo ma che poi hanno rifatto in tanti, alla fragile era di Super Romano, l’unico ciclista al mondo che s’è fatto il giro d’Italia in pullman».
Il filo conduttore dello spettacolo dovrebbe essere l’evoluzione dell’uomo. «L’uomo, che un bel giorno abbandona la sua comoda e sicura andatura a quattro zampe e conquista la posizione eretta, una posizione ben più precaria e instabile. Inizia così il faticoso e accidentato percorso della specie umana, dall’Homo Erectus fino a Bruno Vespa. Ma è vera evoluzione?».
E ormai, come da "tradizione consolidata" di ogni comico che passa a Varese, non possono mancare le diverse battute riferite alla Lega. Dalla specie umana che vive dalle nostre parti ("Trattandosi rigorosamente di homo erectus marmoreus padanus, dobbiamo darne atto"), alla figura di Calderoli, oggetto di diverse gag.
La comicità di Hendel, come si diceva, è di taglio più immediato. Così anche la satira politica non può dirsi "pericolosa", visto che diversi scherni si riferiscono all’aspetto dei politici o alle loro goffe capacità politiche. Per quanto riguarda invece la sua vena più bonaria, e volgare, quella da toscanaccio che tutti conoscono, bisogna riconoscere ad Hendel una certa autoironia. Prova a trattenersi, dice, ma non dobbiamo essere noi a lamentarci se ridiamo di più quando usa le parolacce e i doppi sensi. E questo, almeno in parte, è vero.
Così si chiude con diverse freddure sul politico che «Mi ha dato più soddisfazioni, il povero Silviolo», cioè Silvio Berlusconi che, da quando non è più al governo, «non ha dato più gioie ai comici, quante gag ci ho fatto, mai più!». E poi un bis, dedicato al tema attualissimo delle liberalizzazioni, che Hendel vede già applicate in un surreale "reparto emorroidi" al supermercato, che gli toglierà tanti imbarazzi.
Nello spettacolo di Hendel non ci sono profonde riflessioni o monologhi finali dai toni poetici. Moltri suoi colleghi lo fanno, a volte creando momenti intensi, altre volte momenti più imbarazzanti. La sua, invece, è una scelta di coerenza: «Ho fatto lo scemo dall’inizio ad ora e perché adesso dovrei diventare serio? Almeno uscirete da qui dicendo "Tu va che scemo", e tutto trova una sua coerenza!». Ed è vero: il suo spirito è quello di divertire con immediatezza, senza alte pretese. Portando a casa il risultato e tanti applausi.
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