Inquinamento atmosferico, lettere e commenti
Alcuni interventi sulla questione smog arrivati in redazione via e-mail
Lo smog sale, non pice e le autoprità corrono ai ripari. Cosa ne pensano i lettori? Ecco le lettere inviate a: redazione@varesenews.it
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Egr. direttore
Vorrei dare anch’io il mio contributo al dibattito che si è aperto in riferimento all’inquinamento atmosferico a Varese. Non penso solo ai soliti superamenti invernali dei limiti di PM10 nella nostra città. Penso anche al grande smarrimento che ha suscitato nell’Europa a 27 il pacchetto sull’energia del presidente della commissione europea Barroso. Di fronte alla crescente dipendenza di energia dall’esterno, all’aumento del prezzo del petrolio e in seguito agli anni più caldi della sua storia, che sta chiarendo sempre più che l’effetto serra non è un’allucinazione degli ambientalisti, l’Europa si vuole dare l’obiettivo di ridurre le emissioni a effetto serra del 20% entro il 2012, di portare dal 6% al 20% l’utilizzo di energie rinnovabili entro il 2020 e soprattutto di avviare una “rivoluzione post-industriale” che ci permetta di arrivare a un’economia a basso livello di carbonio. Quello che non mi convince è che questa nuova politica energetica sembra seguire affascinata le nuove sirene del nucleare. Mi sembra un grave passo indietro rispetto alle dichiarazioni di Romano Prodi dell’ottobre 2002 che prospettavano all’Europa l’obiettivo di diventare la prima economia fondata sull’idrogeno prodotto mediante fonti rinnovabili.
Questa nuova attenzione mondiale alle tematiche ambientali è l’occasione per cercare di segnare una svolta anche nella nostra città, dove si continua a fare la politica dello struzzo e a dire che gli altri stanno peggio di noi. Intanto tutte le estati registriamo superamenti gravi dell’ozono e tutti gli inverni quelli del PM10.
Gli ambientalisti varesini hanno ragione a denunciare una certa inerzia. Non si vuole applicare il blocco del traffico? Fateci capire allora cosa volete fare di alternativo, ma non stiamo con le mani in mano. L’istituzione del Mobility manager non è una proposta del buon Arturo Bortoluzzi ma è un obbligo di legge la cui applicazione i gruppi del centro-sinistra hanno più volte sollecitato in consiglio comunale. Si è preso tempo. In attesa delle tangenziali abbiamo proposto l’uso di asfalti ecoattivi che assorbono l’inquinamento dell’aria. In merito all’opportunità di avviare questa sperimentazione gli assessori Zagatto (favorevole) e Federiconi (contrario) si sono schierati l’uno contro l’altro. Intanto che loro discutono a Como ne hanno fatto un uso massiccio e hanno dichiarato l’abbattimento dell’inquinamento del 25%.
Il trasporto pubblico, che dovrebbe essere un pilastro e una forte alternativa al trasporto privato e inquinante, ha perso un milione di passeggeri in pochi anni. Non si fanno parcheggi di interscambio. Non si rinnova il parco mezzi. Rispetto ai 103 capoluoghi di provincia siamo all’80° posto per utilizzo di vetture a metano, elettriche e ibride nel trasporto pubblico. Non dobbiamo stupirci che il tasso di motorizzazione, ovverosia il rapporto tra auto private circolanti e abitanti, sia tra i più alti di Italia: 65/100.
Infine siamo il fanalino di coda per l’esistenza di politiche basate sul risparmio energetico e la diffusione di fonti rinnovabili. Da anni propongo di introdurre meccanismi economici di incentivazione all’edilizia sostenibile che faccia uso di fonti alternative e si ispiri al risparmio energetico. Di recente ho chiesto di istituire un gruppo di lavoro all’interno delle commissioni urbanistica e ambiente. La proposta è stata rimandata al mittente. Più fortuna ho avuto con il progetto sui tempi della città e col pedibus nelle scuole (i bimbi finalmente impareranno ad andare a scuola a piedi) che ha trovato l’attenzione e la sensibilità dell’assessore Tomassini.
Forse siamo ingenerosi nel giudicare una giunta da poco istituitasi? Può essere. Credo comunque che gli ambientalisti debbano fare il loro lavoro e le opposizioni criticare e stimolare. A parole siamo tutti attenti e sensibili ai problemi dell’ambiente e della salute. Ora è arrivato il momento di dimostrarlo coi fatti!
Francesco Maresca
Consigliere comunale DS
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Forse non considerano che qualche provvedimento coraggioso potrebbe ricevere i consensi dei tanti che desidererebbero un ambiente migliore, maggiore ordine, restituire i marciapiedi ai pedoni e, in una parola, una qualità di vita migliore. Chissà poi che quelle caste che non si vogliono contrastare non scoprano poi che questi provvedimenti vanno poi anche a loro favore? Qualcuno ricorda la riottosità di tanti quando fu istituita l’area pedonale in Corso Matteotti?
Certo ci vuole pianificazione, competenza, voglia di rischiare e soprattutto coraggio, quel coraggio che da parecchi anni a questa parte manca a chi amministra la nostra città: è molto più facile vivacchiare lasciando andare le cose come vanno per evitare di scontentare qualcuno, e poi, per definizione, chi non fa niente non può sbagliare mai.
Egregi Signori,
97 mg/mc alla centralina di Via Copelli, 110 mg/mc a quella della Violetti, sesto giorno consecutivo di supero della soglia di allarme del pm 10.
La Giunta Comunale di Varese che fa?
Dispone di intensificare i controlli e richiede ai cittadini di non utilizzare troppo né riscaldamento né auto..
Ci soddisfa tale decisione?
Proprio no.
I controlli servono ma non bastano. Le raccomandazioni hanno ancora minore utilità: equivalgono al comportamento di un avvocato che in Corte d’Assise si rimette alla clemenza della Corte e rinunzia all’arringa.
Ci vuole nei nostri amministratori maggiori senso di responsabilità e coraggio.
Alcuni giornali locali di ieri hanno descritto il fare soddisfatto di un Assessore non alla partita, a margine della Giunta Comunale di Varese, per essersi ridotto l’inquinamento dell’aria che, comunque, rimarchiamo, rimaneva in Via Copelli superiore ai limiti stabiliti dalla Legge.
Riprenda il Sindaco questo Assessore e Gli spieghi quali danni alla salute arrechinoo il PM 10 e il più pernicioso PM 2,5.
Non c’è nulla di cui essere contenti.
Il Corriere della Sera scrive che per le poveri all’anno muoiono in Italia 2000 persone.
Il problema ambientale è quindi grave, non va supinamente accettato né sottovalutato.
Occorrono provvedimenti drastici.
Quali?
Noi abbiamo fatto un elenco di buone pratiche che in Italia e all’estero hanno dato buoni frutti: car sharing, car pooling, road pricing, rafforzamento del trasporto pubblico apertura di una pluralità di parcheggi di interscambio esterni al centro.
Non abbiamo però verità rilevate.
La Giunta comunale deve in fretta chiedere ad un centro specializzato cosa fare e procedere in modo scientifico prendendosi delle responsabilità
Noi saremo con chi vuole agire in prima persona anche rischiando.
Ieri Vi abbiamo scritto “Ci aspetteremmo, quindi, un cambio di rotta dell’attuale Giunta, che magari portasse a rispolverare (per applicarlo) quel piano predisposto dall’allora Assessore alla Tutela ambientale, Michele Amirante e distribuito a tutti i cittadini di Varese, che riguardava un’ampia zona della città e non solo il suo centro.
Piano che lo stesso Amirante non ebbe il coraggio di porre in opera e che dovrebbe invece essere reso realtà, arricchito però con una parte dedicata ad un rafforzamento del trasporto pubblico.
Avremmo anche un sogno.
Quello che i provvedimenti di limitazione del traffico riguardassero un’area varesina ben attrezzata dà treni e autobus, priva di inquinamento acustico i di miriadi di camioncini per la consegna di beni a persone ed esercizi.
Come detto, nella lettera inviata ieri al Sindaco di Varese è comunque necessario che vi sia una programmazione scientifica delle iniziative da adottare per far fronte a problemi che si sa benissimo che che si ripresentano ciclicamente. Serve nominare, con effettivi poteri, il Mobility Manager comunale.
Se domani i dati negativi non ci fossero più, non servirà a nulla cantare vittoria.
Puntare sul vento o magari sulla neve, sarebbe sconcertante per una città capoluogo che ha bisogno di conoscere il proprio destino senza rassegnarsi a una cronicità respiratoria di massa.
Un inquinamento così elevato e costante, diventa un problema politico. Vivere secondo standard minimi, non è un " optional ", è un diritto radicale e non alienabile.
Non vogliamo con questa contestazione far lievitare l’ansia, anzi è necessaria la massima pacatezza. Proprio pacatamente si può rilevare che la questione non è più legata ai tecnicismi dilettanteschi dell’assessore di turno.
E’ ormai una questione politica. Non partitica, né di destra né di sinistra ma esclusivamente a vantaggio del corpo sociale.
Questo significa fare tutela dell’ambiente.
E’ Palazzo Estense che, come ha annunciato, deve dare il la alla realizzazione di un Centro studi o Agenzia per la mobilità, che possa applicare i propri interventi non solo su base di città bensì di area omogenea e che possa scambiare continue informazioni con gli altri Centri vicini (per esempio, il CCR di Ispra ovvero il Vel di Mendrisio).
Per essere grandi serve che le scelte del Comune di Varese diventino collettivamente condivise. L’ambito ecologico è nobile ma ancora non globale. Non si tratta di salvare tutti i nostri polmoni grazie all’ attivismo delle associazioni ambientaliste e degli ecologisti di torno.
Non siamo noi a poter tanto
E’ il Palazzo che deve agire per far si che la popolazione nel suo insieme diventi ecologista, rendendosi conto che l’aria di Varese è come un passeggero sul "Titanic".
La conta dei giorni velenosi scandisce una rotta che sarà presto irreversibile.
Così non si può andare avanti.
Soprattutto le giovani generazioni accumulano uno svantaggio nella crescita. I bambini di Varese pagano nei bronchi e nelle proprie orecchie costi che sono molto più pesanti di quelli dei loro coetanei di altre città. Se politicamente si prende consapevolezza che non si può continuare così, diventa realistico prepararsi a decisioni strutturali di largo e stabile impatto. Si devono disegnare programmi ambiziosi. Serve un approccio unitario, trasferibile dal piano economico a quello ambientale simile a quello vissuto dagli americani negli anni ’30 della grande depressione.
Bisogna decidersi ad elevare la questione veleno (legata in notevole parte e al traffico e agli impianti di riscaldamento) a tema numero uno rispetto al quale ogni altro aspetto della dinamica socio economica cittadina sia disposto a fare un passo indietro.”
Signor Sindaco, Signori Assessori dateci per favore retta.
In attesa di riscontro, porgo vivissime cordialità.
Arturo Bortoluzzi
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