Vita da gattare
Daniela Sironi, che con una "collega" ha salvato il gatto intrappolato in San Giovanni, racconta l'esperienza quotidiana del volontariato per la tutela dei felini
Insieme alla "collega" Cinzia Giovagnoli, Daniela Sironi sabato scorso ha recuperato Epifanio, il micione acquattatosi ai piani alti della basilica di San Giovanni e la cui storia a lieto fine ha dato una nota di colore alla giornata festive. A Daniela chiediamo come vivono il loro ruolo le gattare, che dedicano una percentuale a due cifre del proprio tempo (e del proprio reddito) a curare le colonie feline presenti sul territorio di Busto e dintorni, spesso nell’indifferenza, quando non nell’ostilità, di concittadini e istituzioni.
«Innanzitutto bisogna distinguere, c’è gattara e gattara» precisa Daniela; «c’è chi lavora e chi, casalinga o pensionata, ha più tempo da dedicare agli animali. Io, per esempio, che lavoro, curo le mie colonie (c’è una vera divisione del lavoro tra le volontarie, ndr) due volte al giorno, alle sei e mezza del mattino e alle nove e mezza la sera, all’incirca». C’è chi passa varie ore al giorno girando per colonie, portando dal veterinario gatti malati, catturando quelli da sterilizzare – il capitolo sterilizzazioni è fra i più importanti, e vede storiche carenze da parte delle istituzioni sanitarie pubbliche, che sarebbero in teoria preposte ad occuparsene – portando gattini dal veterinario per le vaccinazioni, e così via. Tutto è a carico delle volontarie, e si parla di spese ingenti: «Nel mio caso, fra pappe e cure veterinarie, si raggiungono tranquillamente i 5-600 euro mensili, senza contare benzina e cellulare beninteso…» spiega Daniela. Di certo sarebbe utile qualche modesto contributo una tantum dagli enti locali, ma quello che le gattare chiedono al Comune è soprattutto uno spazio in cui poter sistemare colonie feline che possono recare fastidi, o che si sono insediate, come spesso accade, su terreni privati.
«Certo il fatto di avere un tesserino della polizia ecozoofila (Daniela ha ricevuto il grado onorario di brigadiere, ndr) aiuta, in certe situazioni, soprattutto quando i privati rifiutano di far accedere alle proprietà abbandonate per curare i gatti (nota bene: la polizia ecozoofila non può comunque accedere senza permesso)». In altre circostanze, si ottiene l’effetto opposto e partono le segnalazioni a vigili e carabinieri, più d’una volta risoltesi in altrettante bolle di sapone. La legge regionale lombarda 16/2006 per la lotta al randagismo e la tutela degli animali d’affezione, del resto, parla chiaro: all’articolo 9, essa dispone infatti misure per la protezione delle colonie feline, e chiarisce che privati e associazioni possono accordarsi con Comune e ASL per curare le colonie.
A Busto le gattare più attive del gruppo integrato dalla polizia ecozoofila sono tre: le già citate Daniela e Cinzia e Mariangela Mara, ma vi sono varie altre volontarie "non poliziotte" che collaborano a vario titolo: poche donne per svariate centinaia di gatti suddivisi in numerose colonie. Più d’una delle gattare, infine, è legata all’associazione AmiciMici, che merita davvero una citazione per il suo eccellente operato nel campo delle sterilizzazioni e degli affidi.
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