Zoia: «Lasciateci lavorare in pace»
Il direttore dell'azienda ospedaliera replica al sidaco Candiani e si dice amareggiato soprattutto dalle critiche mosse dal dottor Crespi
«Lo ribadisco e spero per l’ultima volta. Tradate ha un ospedale di eccellenza. Ha solo bisogno di serenità e amore. Lasciateci lavorare in pace» Pietro Zoia, direttore generale dell’azienda ospedaliera di Busto di cui il plesso tradatese fa parte, è amareggiato e arrabbiato per le parole di biasimo comparse sulla stampa e che riguardano l’attività del nosocomio: «Io non mi sono mai sottratto al confronto. Nonostante quello che dice il dottor Crespi, io mi sono sempre reso disponibile a presentare la nostra realtà lavorativa. Così ho risposto con sollecitudine alla richiesta del presidente del consiglio comunale ingegner Tonazzo di presenziare ad una riunione. La richiesta, per altro incompleta, mi è stata recapitata ieri e già ieri lo avevo contattato per dare le mie disponibilità».
Il clima all’interno del Galmarini è rovente, i malumori in corsia non vengono nemmeno celati con molto impegno. A far scoppiare il bubbone è stata la decisione sulla risonanza magnetica, servizio fino ad oggi offerto ai pazienti dell’ospedale ma che potrebbe venir sospeso. « Oggi è la Regione che decide sull’alta tecnologia – spiega Zoia – anche se noi, giocando d’anticipo, abbiamo cercato di trovare soluzioni adatte alla nostra utenza. Il fatto è che la risonanza di Tradate ha fatto lo scorso anno 942 prestazioni: di queste 117 in regime di ricovero (comprese 49 in regime di ricovero diagnostico, pratica che la Regione non ammette più) e 825 in ambito ambulatoriale . Credo, quindi, che sia sacrosanto pensare ad un’organizzazione a rete dei servizi per ottimizzare i costi ma, soprattutto, le prestazioni. La qualità di una prestazione è data anche dalla frequenza con cui questa viene erogata. Se il personale esegue un esame con frequenza, con una macchina che gira a pieno regime, i risultati saranno migliori rispetto a quelli ottenuti da una realtà che solo occasionalmente li realizza con un macchinario fermo per gran parte del tempo».
Il fatto che a Busto e a Saronno siano state di recente installate due risonanze magnetiche fisse di ultima generazione, che consentiranno di aumentare il numero e la tipologia degli esami, garantendo più confort, sicurezza e qualità elevata delle prestazioni, ha indotto il responsabile del Dipartimento, dottor Luigi Solbiati, a valutare la chiusura del servizio di Tradate: « Decisione che però non ho voluto prendere – rivela ancora il direttore generale – perchè ci siamo dati sei mesi di tempo ulteriori per studiare il tipo di utenza del Galmairni e decidere il miglior servizio per la popolazione». ( nella foto sopra il dottor Zoia)
Il servizio di diagnostica, quindi, continuerà per tutto il mese di gennaio due volte alla settimana ( i giorni 9, 12, 16, 19, 23, 26, 30 e 2 febbraio), per proseguire fino a giugno con una sessione solo settimanale.
Pietro Zoia non ci sta, quindi, a sminuire l’importanza del Galmarini: «Negli ultimi quattro anni l’attività dell’ospedale è aumentata e questo lo si deve al lavoro della direzione, del personale impegnato ma anche un pochino a me. Tra il 2002 e il 2006 i responsabili dei reparti e servizi sono passati da 14 a 24, i medici sono saliti da 109 a 111 nonostante l’aumento del lavoro. Abbiamo fatto nascere 993 bambini. Fino al 30 novembre scorso ( ultimi dati disponibili) avevamo registrato oltre 174.000 prestazioni in pronto soccorso per 43.615 pazienti e avevamo realizzato 759.243 prestazioni ambulatoriali».
Tra le voci positive anche i molti miglioramenti che la struttura tradatese ha registrato in quattro anni, ad iniziare dal pronto soccorso, per continuare con la radiologia, il CRM, villa Galmarini.
Il direttore Zoia si dice, quindi, disponibile ad andare in consiglio a fine mese, quando saranno completi i dati sull’attività del 2006 e dalla Regione arriveranno le linee guida per le attività del 2007: «Ci sono budget da rispettare, regole da considerare. Limiti che non possiamo superare. Sono lacci che ci impongono e che noi, a volte, superiamo quando siamo convinti di fare il bene della popolazione. Non mi sono mai tirato indietro e anche oggi sono qui con la mia faccia al servizio di quest’ospedale».
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