IV Mostra della Camelia

L’Associazione ‘Il Castellaccio”, che ha sede in Capronno di Angera, in collaborazione con Tiziano Genoni (esperto sulla coltivazione della camelia e relatore di conferenze sul tema) organizzano, per i giorni 31 marzo e 1 aprile 2007, la “IV Mostra della Camelia”, presso la Sala Consiliare ed il lungolago del Comune di Angera.
Programma:
Sabato dalle 15 alle 19
Domenica dalle 9 alle 19

– esposizione di oltre 200 varietà di camelie recise
– vendita di piante in vaso
– degustazione di tè

Saranno esposte circa 200 varietà diverse tutte in fiore. Le Camelie sono di: Floricoltura Lago Maggiore (Cerro di Laveno), Carlo Spertini (Laveno Mombello), Ornella Carmine (Cannero Riviera), Camellie del Verbano di Tiziano Genoni (Travedona Monate). Sara’ anche distribuito materiale illustrativo.

Il nostro territorio e’ particolarmente adatto per la coltivazione delle camelie infatti sul lago e’ nata anche la camelia “F.l.m. Ice Lake”.
Ha i colori della neve e non teme il freddo dell’inverno. E’ stata simbolo floreale delle Olimpiadi invernali di Torino è una camelia bianca dal cuore giallo e dalla forma mossa che cresce proprio sulle sponde del Verbano. “F.l.m. Ice Lake” – così è stata battezzata – è una affascinante "creazione" della Floricoltura Lago Maggiore di Cerro di Laveno nonchè l’esemplare scelto dal comitato organizzativo per rappresentare i giochi olimpici di Torino.
Il genere Camellia (Fam. Theaceae) ha origini antichissime, come si evince dalla struttura abbastanza primitiva del fiore, e si trova spontaneo in vaste zone dell’Estremo Oriente: Cina, Giappone, Indocina, Birmania. Secondo le ricerche più recenti, le specie sono circa 200. In Cina e Giappone la Camellia è coltivata da molti secoli, sia a scopo ornamentale sia, a scopo alimentare.
Forse non tutti sanno che la pianta del tè è la Camellia sinensis. Inoltre dai semi di Camellia si ricava un ottimo olio usato in cucina e cosmesi. Anticamente in Giappone dal suo legno si ricavava un’ottima carbonella.
La Camellia fu introdotta in Europa, Gran Bretagna e forse Portogallo, all’inizio del 1700 e precisamente la japonica, per un inganno operato dai cinesi a danno degli inglesi, convinti che fosse la pianta del té. All’inizio la Camellia fu coltivata in serra, quale pianta esotica, naturalmente con esiti disastrosi. Sembra storicamente certo che la prima Camellia giunta in Italia sia quella, ancora vivente dal 1760, del parco della Reggia di Caserta, che fu anche la madre dei primi ibridi italiani. Si deve rimarcare che la Camellia raggiunge i 4-5 secoli di età. Il genere Camellia, descritto come sempre da Linneo, fu da lui dedicato al boemo padre Kamel, in latino Camellus, missionario in Estremo Oriente e grande naturalista, ma che probabilmente non vide mai una Camellia in vita sua.
Sul Lago Maggiore le prime Camellia dovrebbero essere giunte verso il 1820-1830, considerando età e dimensioni di molti venerabili esemplari ancora in perfette condizioni, e questo testimonia quanto le condizioni pedoclimatiche del Verbano siano adatte alla Camellia. Nel secolo scorso e all’inizio del presente la Camellia conobbe una diffusione e una popolarità senza pari. Attorno alla Camellia, legioni di ibridatori, molti italiani, fra i quali anche i Rovelli, che furono i pionieri del vivaismo verbanese con un famosissimo vivaio a Pallanza. La loro Camellia più famosa, non a caso fu battezzata "Gloria del Verbano".

Associazione IL CASTELLACCIO Capronno di Angera

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Pubblicato il 30 Marzo 2007
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