Un commissario, un cadavere e la Senna. Questo è il mondo di Fred Vargas

Fred Vargas, pseudonimo di un’archeologa medievista nata a Parigi nel 1957, ha iniziato a firmare “polar” vent’anni fa (ma lei preferisce chiamarli “rompol”, romanzi polizieschi). Quest’ultimo titolo, presentato ora in Italia dopo essere stato un long seller in Francia, ripropone l’amabile figura del commissario dell’Anticrimine Jean-Baptiste Adamsberg. Ad Adamsberg ci si affeziona facilmente. Non ha nulla del preciso, analitico e sicuro investigatore di tanta letteratura di genere. Lui preferisce abbandonarsi al caos offerto dal mondo per pescare fili sottili, labili tracce disseminate senza senso apparente e ricondurre tutto all’ordine. Con molta calma.
Un mirabile esempio del suo metodo ci è offerto all’inizio del capitolo XXXI: «Adamsberg si lasciava trascinare verso la Senna, seguendo il volo dei gabbiani che vedeva volteggiare in lontananza. Il fiume di Parigi, per quanto puzzolente sia in certe giornate, era il suo rifugio galleggiante, il luogo dove poteva lasciare filare meglio i suoi pensieri. Li liberava come un volo di uccelli, e loro si sparpagliavano nel cielo, giocavano, lasciandosi trasportare dal vento, incoscienti e scriteriati. Per quanto paradossale possa sembrare, produrre pensieri sconsiderati era l’attività prioritaria di Adamsberg.»
La lunga citazione dovrebbe anche suggerire al curioso lettore di queste righe che un pregio non trascurabile né secondario delle storie di Vargas è l’accuratezza della lingua e la precisione dello stile. L’ampio respiro della sintassi, il ricercato gioco delle citazioni, descrizioni di uomini e paesaggi dal sapore neoclassico, il tempo disteso della narrazione: la letteratura “gialla” nostrana ci ha disabituato a tutto questo, preferendo inseguire un ritmo che sembra spesso mediato dal cinema d’azione americano. Non che manchino colpi di scena e finali ad effetto in questa nostra storia. Tanto più che Adamsberg si trova a dover fronteggiare, in questa occasione, incubi e vicende che riemergono da un passato recente e remoto e che sfioreranno anche la sua complicata vita privata.
L’intreccio si snoda a partire dal ritrovamento di due «sballati» sgozzati a porte de la Chapelle, nei pressi del mercato delle pulci, e i cui corpi Adamsberg non vuole consegnare all’Antidroga, «perché hanno della terra sotto le unghie. […] E la terra riguarda l’Anticrimine». Tra vergini assassinate, tombe scoperchiate, cervi ammazzati, cuori strappati, capelli tagliati, reliquie profanate, un grasso gatto in veste di segugio, l’indagine si svolgerà tra Parigi e la Normandia.
Accanto al commissario si muoverà la solita variopinta truppa di poliziotti: l’erudito Danglard, il goffo Lamarre, Kernokian che ha paura del buio e dei microbi, il meticoloso Justin, Voisenet che si rifugia nella zoologia, l’assonnato Mercadet, l’insostituibile Retancourt, «grossa mucca polivalente della squadra». In questa circostanza, e con un ruolo non secondario, fa la sua comparsa anche il tenente Veyrenc, che modula il suo eloquio sui ritmi e sulle rime di Racine.

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Fred Vargas
Nei boschi eterni
(trad. di Margherita Botto),
Torino, Einaudi, 2007
p. 391
Euro 15, 80
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A proposito…

«Quelli gialli sono romanzi come gli altri: ce ne sono di intelligenti e di stupidi, di interessanti e di noiosi, di originali e di ripetitivi, di problematici e di piatti, di fini e di rozzi, di belli (cioè riusciti) e di brutti (cioè mancati) e quindi il discorso su essi va fatto libro per libro, caso per caso.»

 

Giuseppe Petronio, Il punto su: il romanzo poliziesco.

 

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Pubblicato il 20 Marzo 2007
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