Dalla battaglia al Palio
Quella di
Legnano, che si ricorda ogni anno con il Palio, fu una tipica battaglia d’incontro, fra avversari trovatisi "alla
cieca". L’esercito dei Comuni lombardi arrivava da Legnano, quello dell’imperatore tedesco
scendeva da Busto Arsizio, allora piccolo borgo: le forze dovrebbero essersi
incontrate fra Villa Cortese e Borsano, secondo quanto sostengono vari storici e
studiosi locali. La giornata, dopo alterne vicende sorte dall’incontro dei
reparti in marcia, vide, quando le fanterie comunali assediate difendevano a stento il
Carroccio, l’intervento risolutore della cavalleria lombarda guidata dalla
Compagnia della Morte, si dice guidata da Alberto da Giussano, personaggio di
cui si sa ben poco. Il Barbarossa, dato per morto nel caos dei combattimenti,
riapparve a Pavia qualche giorno dopo, lacero, smunto e furente per lo smacco
subito dagli ostinati comunardi. Peraltro il suo stesso esercito non era in partenza così irresistibile, mancando di vari contingenti tedeschi negatigli da vassalli di dubbia lealtà, e contando al
tempo stesso su vari "alleati" lombardi (come i conti del Seprio) più o meno
riluttanti e comunque poco affidabili.
Che poi la motivazione della rivolta dei Comuni contro
lo scorbutico Federico fosse non solo quella di vendicare torti e soprusi subiti, ma anche
e soprattutto quella di pagare meno tasse e potersi scannare liberamente con i vicini,
passa in secondo piano: da 831 anni, in un modo o nell’altro, quel 29 maggio
1176 è ricordato dai lombardi come un giorno di gloria. Prima a Milano, dal
Medioevo fino alle soglie dell’età napoleonica, poi a Legnano, dall’Ottocento
romantico in avanti, le celebrazioni civili e religiose si sono susseguite in
forma diversa, fino a prendere la forma del Palio nel 1932. E da allora a
Legnano è stato colore, passione, arte della ricostruzione storica: il cuore del
Medioevo è tornato a battere in terra lombarda.
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