Lama Gangchen: «Il pettegolezzo di pace ci farebbe bene»
Una delegazione di lama tibetani ha incontrato le autorità civili e religiose del paese. Rispetto dell'ambiente e cultura della pace gli argomenti della serata
Hanno gli occhi semichiusi. Sembrano quasi dormienti, avvolti nei loro mantelli bordeaux. Eppure la loro mente è sempre pronta. E la lucidità delle loro parole ne è la dimostrazione. Alcuni di loro arrivano direttamente dai monasteri del Tibet, altri vivono da anni nelle montagne sopra Verbania ad Albagnano di Bée. Venerdì sera nella palestra di Lavena Ponte Tresa, una delegazione di lama tibetani ha incontrato, don Giorgio, il parroco del paese , e le autorità civili, in una serata organizzata dall’associazione Madre Terra.
Lama Gangchen Rinpoche, nato in Tibet 67 anni fa, vive in esilio in Italia dal 1963. Ha fondato il centro di Albagnano Bèe ed è molto impegnato in campo internazionale nella difesa dell’ambiente. È anche il promotore del primo Forum spirituale all’interno delle Nazioni Unite, da anni si batte per la salvaguardia dell’Amazzonia e ha collaborato con Giovanni Paolo II negli incontri interreligiosi di Assisi. «Visto che va tanto di moda il gossip – ha detto il religioso buddista – io vi porto un pettegolezzo di pace. Il nostro corpo e la nostra rinascita non sono indipendenti dalle condizioni ambientali e la cultura violenta di oggi influisce su di noi. Bisogna trovare valori comuni e la base puo’ essere la pace, un valore che ognuno dovrebbe coltivare dentro di sé. La pace è la giusta medicina che fa bene alla salute mentale e anche il messaggio autentico per le future generazioni».
Lama Gangchen ha spiegato anche come alcune conoscenze dei buddisti tibetani rispetto alle interazioni individuo ambiente siano state riprese da alcuni scienziati occidentali, come ad esempio ha fatto Albert Einstein.
Alla serata è intervenuto anche il lama Michel Rinpoche il più giovane lama reincarnato in occidente: 26 anni, di origine brasiliana, questo “piccolo Buddha” da quando ne aveva quindici è stato educato in un monastero buddista, parla il tibetano e altre sei lingue. «La nostra felicità dobbiamo trovarla dentro di noi – ha detto lama Michel – . Invece noi cerchiamo il nostro benessere spirituale agendo su quello che sta intorno a noi, cercando di ottenere di più, maggiori piaceri sensoriali. Ma se vogliamo cambia qualcosa dobbiamo iniziare da noi stessi».
Alla fine dell’incontro don Giorgio ha posto due domande ai lama, che erano rientrati da poco dal Tibet: quale fosse la situazione politica e il rapporto con la Cina. E come è possibile vivere la spiritualità buddista fuori dallaloro terra.
«In Tibet va tutto bene. Persino il clima quest’anno è più caldo» ha risposto uno dei religiosi.
L’orario inderogabile dell’ultimo traghetto per Verbania e la neve copiosa hanno stoppato il tempo utile per le altre risposte.
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