“Fermiamo il brutto che avanza per il paesaggio lombardo”
Legambiente prosegue la sua mobilitazione contro le modifiche alla Legge Urbanistica 12/2005
Il 4 marzo rischia di essere la Waterloo dei Parchi Regionali e delle Aree verdi protette della Lombardia. In quella data infatti il Consiglio Regionale voterà gli emendamenti alla legge urbanistica 12/2005 che stanno scatenando una pioggia di polemiche e mobilitazioni in tutto il mondo ambientalista. Quelle in discussione saranno le modifiche che consentiranno di superare i vincoli vigenti nelle aree protette autorizzando di fatto il consumo di suolo e nuove cementificazioni. Anche Legambiente si oppone con forza agli emendamenti proposti dall’assessore Boni definiti ormai da tutti “ammazzaparchi” e lancia la sua battaglia con una mobilitazione a difesa dei Parchi Regionali e del territorio della Lombardia domani, 1 marzo 2008, a Cassinetta di Lugagnano (Parco del Ticino). Il piccolo borgo della pianura irrigua milanese, tra il Naviglio Grande e il Ticino, apprezzato dai cultori della cucina tradizionale lombarda e dagli amanti della bicicletta, è solo uno dei 400 comuni lombardi che, per caso o per scelta, si trovano a condividere direttamente, sul proprio territorio, le sorti delle Aree protette della Lombardia. «Quella dei parchi regionali è stata una delle pagine più felici della storia delle recenti trasformazioni del territorio – dichiara Damiano Di Simine, presidente Legambiente Lombardia -. Una pagina scritta a cavallo tra gli anni ’80 e ’90 (la legge che ha istituito il sistema dei parchi lombardi risale al 1983). Nell’ultimo decennio invece la Lombardia ha visto letteralmente divorare il proprio suolo, da parte di un’urbanizzazione disordinata e caotica, priva di regole e di equilibri, generatrice di una smodata crescita del traffico e del conseguente inquinamento”. Ogni giorno in Lombardia scompaiono, sotto coltri di cemento e asfalto, 13 ettari di territorio. L’ultimo decennio è stato indubbiamente quello che verrà ricordato come la “catastrofe urbanistica” della Lombardia: la crescita del consumo di suolo e delle volumetrie edilizie è avvenuta a ritmi tripli rispetto a quelli degli anni ’60 ma, a differenza di quell’epoca, senza alcun aumento demografico. Si è trattato prevalentemente di cemento speculativo (oltre 50 milioni di metri cubi ogni anno), peraltro senza dare risposte ai bisogni abitativi delle fasce più deboli della popolazione. L’agricoltura è stata sempre più emarginata, i paesaggi della pianura e dei fondovalle sono stati degradati a periferie disordinate, grandi sistemi ecologici sono stati sminuzzati da infrastrutture stradali, aeroporti, distese di capannoni. Basterebbero queste osservazioni, leggibili da chiunque facesse un viaggio attraverso la Lombardia o ne osservasse qualche immagine satellitare, a tracciare un consuntivo fallimentare della stagione delle leggi regionali di deregolamentazione urbanistica cominciata nel ’97 e proseguita fino alla legge urbanistica del 2005. Chi ha governato la nostra regione negli ultimi dieci anni ha reso la Lombardia più brutta, molto più brutta – conclude Di Simine -. Solo i parchi hanno retto all’assalto del cemento: a partire da quel Parco Agricolo Sud Milano che ancora permette all’agricoltura di fiorire dentro i confini amministrativi della città, passando dal Parco del Ticino costretto a ritirarsi di fronte alla crescita smodata (e fallimentare) di Malpensa ma che ha conservato la continuità ecologica del fiume più bello d’Europa, per finire con il Parco Nord Milano che rappresenta uno dei pochissimi esempi di successo nella trasformazione in prati e boschi di una vasta area industriale, simbolo dismesso e degradato di quella che fu la città operaia».
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