«Rivogliamo un ospedale di cui andar fieri»
Ospite dal Rotary Varese il direttore dell'azienda ospedaliera Bergamaschi. Tra i presenti numerosi ex e attuali primari
È sceso nella "tana dei leoni" un po’ intimorito. Walter Bergamaschi, direttore generale dell’Azienda ospedaliera varesina, è stato ospite del Rotary Varese, per parlare la sua visione della sanità.
L’auditorio, come dicevamo, era di quelli che incute timore, soprattutto referenziale, date le prestigiose presenze dei padri della medicina nostrana, oltre all’avvocato Giovanni Valcavi che oltre trentacinque anni fa lavorò alacremente per dare alla città un’università.
Il nuovo direttore ha chiarito la sua strategia, una politica di sviluppo in linea con quelle che sono le linee programmatiche nazionali prima e regionali poi, costrette a coniugare progresso scientifico tecnologico a lievitazione della spesa ( paradosso tecnologico), aumento dei malati cronici e mancanza di adeguate risposte assistenziali sul territorio: «I posti letto ospedalieri, oggi, sono stati studiati per i casi gravi e urgenti. Hanno costi elevatissimi, giustificati in funzione dell’elevata intensità di cura. I dati sull’andamento delle attività di ricovero del Circolo, però, evidenziano una percentuale alta di pazienti che rimangono in corsia pur non avendone più i requisiti. Dobbiamo lavorare per trovare alternative adeguate che assicurino diversi livelli di assistenza. Dobbiamo, anche, ritrovare quello spirito "caritatevole" di assistenza che trasforma l’ospedale da fabbrica che ripara i corpi, a luogo dove ci si prende cura».
La medicina è in continua evoluzione, gli scenari mutano costantemente e far quadrare il cerchio è impresa che richiede studio ma anche volontà e sinergia tra tutti gli enti del territorio.
Le parole di Bergamaschi non hanno del tutto convinto l’attenta e preparata platea, introdotta al direttore generale dal dottor Ermanno Montoli, storico primario del PS: « Noi facciamo gli auguri al nuovo direttore perchè il suo compito non è facile. L’ospedale sta attraversando un momento difficile nei rapporti con la cittadinanza. Le critiche e le polemiche stanno a dimostrare questa insofferenza che deriva dal fatto che i cittadini non sentono più come loro l’ospedale. Un tempo il Circolo era l’orgoglio della comunità, oggi quel rapporto di appartenenza si è spezzato. Auguro al direttore di trovare il modo di restituirci quell’orgoglio».
Una missione delicatissima date le profonde amarezze che sono emerse negli interventi: « Non sono d’accordo che la moderna sanità giustifichi la riduzione diei posti letto – ha commentato Il dottor Giovanni Binaghi, padre della cardiologia – . Dai dati pubblicati la scorsa settimana si vede che, a fronte di un calo di ricoveri nel pubblico, si registra un aumento nelle strutture privatre accreditate. Quindi, da qualche parte i letti ci sono e servono…».
Una critica al sistema è arrivata anche da Giovanni Valcavi che ha ricordato il suo voto negativo quando in Senato si votò la normativa che rivoluzionava gli assetti dirigenziali degli ospedali: « Come si fa a pensare che una sola persona possa gestire una macchina così complessa e complicata com’è un ospedale?».
Sul piatto sono state messe dai convitati rotariani anche i problemi della precarizzazione del personale medico, la mancanza di indicazioni chiare e precise all’interno del nuovo e del vecchio Circolo, l’assenza di un comitato di raccordo tra azienda e territorio.
Un incontro intenso, a dimostrazione dell’amore profondo che molti nutrono per l’ospedale cittadino, dall’immagine un po’ offuscata.
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