Ammalati di gratta e vinci
Allarme dell'associazione AND sull'aumento dei casi di gioco patologico. Le tantissime occasioni e le pubblicità ammiccanti stanno rovinando molte famiglie
«Cinque anni fa erano soprattutto i casinò a fare paura. Oggi sono i
"gratta e vinci"». Daniela Capitanucci, psicologa e presidente dell’associazione AND (Azzardo e nuove dipendenze) analizza la situazione del gioco patologico nel nostro territorio e lancia un nuovo allarme sociale « Purtroppo non c’è un’adeguata tutela verso queste forme di malattia, anche perchè il maggior artefice dei rischi sono proprio i Monopoli di Stato».
Lo scorso anno gli italiani hanno speso 42 miliardi di euro per sfidare la fortuna e, per il 2008, la previsione è di 50 miliardi: « Tra ammiccamenti pubblicitari, che invitano a giocare perchè "vincere è facile", e polverizzazione dei luoghi di gioco abbiamo assistito ad un’impennata di scommesse – commenta Daniela – Oggi, chi tenta il colpaccio appartiene soprattutto alla fascia medio bassa della società. Sognando di incrociare la dea bendata si entra in un vortice drammatico, la cui deriva è la patologia. In men che non si dica si ritrovano in ginocchio, ridotti sul lastrico».
Videopoker, gratta e vinci, superenalotto, sale bingo, casinò, centri scommesse: le occasioni per perdersi sono diventate innumerevoli e la piaga del gioco patologico è sempre più grave: « Il problema è che non esiste la percezione della gravità della questione sociale. Si considerano le entrate, ma siamo sicuri che i costi sociali non siano molto più elevati? In Lombardia, per esempio, il gioco patologico non è considerato una malattia da curare. Forse perchè, temendo la possibilità della "class action" che potrebbe scattare nel momento in cui si riconoscesse il gioco d’azzardo come patologia, si ha timore a legiferare. In Piemonte, però, il gioco patologico è stato annoverato nei "lea" ( Livelli essenzili di assistenza) permettendo una politica di assistenza omogenea sul territorio».
Lo scorso anno, And, che festeggia in questi giorni il quinto compleanno, ha realizzato più di dieci iniziative formative, venti attività di sensibilizzazione e prevenzione, ha garantito due gruppi di auto-aiuto-condotto frequentati da una ventina di giocatori ed altrettanti familiari, nonché aperto uno Sportello di Orientamento della domanda di aiuto in collaborazione con il Comune di Varese, dove sono state accolte 46 richieste in 75 ore di apertura al pubblico.
Nonostante i problemi e la parcellizzazione degli interventi, AND è riuscita a far comprendere la complessità del problema: « Ci sono Comuni, come Varese Samarate o Ispra, con cui stiamo lavorando facendo formazione agli operatori sociali e offrendoci come volontari in sportelli di ascolto. La gente inizia a comprendere che il loro problema ha una natura patologica e che si può correggere con un’adeguata terapia. Il cammino fatto fin qui è stato complesso e complicato e molta strada ci rimane ancora da fare. Non possiamo, però, minimizzare i risultati raggiunti. Certo, se si riuscisse a lavorare in modo omogeneo sarebbe molto più semplice e proficuo».
Da tempo, And collabora con la Consulta nazionale Antiusura, che proprio nei giorni scorsi ha inviato una lettera a tutti i candidati premier, per risvegliare l’attenzione sulla drammaticità del problema: « La Consulta Nazionale Antiusura ha rilevato gli effetti di tale crescente andamento: l’illegalità si nasconde nella legalità perché gli usurai finanziano i giocatori d’azzardo anche ed in misura crescente dei giochi pubblici, oltre ad aver occupato – come risulta da inchieste giudiziarie in corso a Venezia, Bari, Napoli, Palermo – anche postazioni “formalmente” legali di gestione dell’azzardo. La novità dell’azzardo on line – ammesso in alcune forme dai Monopoli di Stato – accresce ulteriormente le preoccupazioni della Consulta».
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