Ichino lancia strali al centrodestra su Alitalia e Malpensa
"La liberalizzazione dei voli salverà Malpensa e la renderà competitiva con Fiumicino" afferma il giuslavorista, fustigando chi "mette i bastoni fra le ruote" ad AirFrance
Intervenendo lunedì sera a Busto Arsizio, Pietro Ichino non ha mancato di polemizzare (siamo pur sempre in campagna elettorale) contro destra e sinistra. E se quest’ultima viene generalmente additata come responsabile della rigidità per cui il nostro sistema "garantito" (pubblico, aziende sopra i 15 dipendenti) è famigerata, sul PdL berlusconiano si abbattono critiche sostanziose. Non solo su aspetti di programma, come la proposta detassazione degli straordinari che favorirebbe gli uomini, invece delle donne come proposto dal PD, ma anche sulla questione Malpensa-Alitalia. Ichino vi arriva toccando la questione del protezionismo tuttora invocato nei fatti da Giulio Tremonti. «Siamo caratterizzati da un provincialismo suicida» dice. «Per fortuna il governo Prodi alla fine ha aperto a vettori stranieri, l’alternativa era il fallimento. Per decenni, e ancora di recente, si è voluta l’italianità di Malpensa, Bonomi a capo di Alitalia decise di puntare sul doppio hub per Alitalia, Fiumicino e Malpensa, ma la compagnia di hub ne gestiva a stento uno. Ora l’aeroporto deve puntare non su Alitalia ma sul resto del mondo. il nostro sistema aeroportuale è tenuto in vita con la respirazione artificiale, bisogna liberalizzare i cieli, solo allora Malpensa sarà davvero un concorrente efficace di Fiumicino, perchè il mercato c’è. E pensare che c’è chi con responsabilità di governo alle spalle, mette i bastoni fra le ruote all’unico grande vettore internazionale interessato, minacciando di far saltare tutto se torna a guidare il Paese, con dichiarazioni di una sfrontatezza incredibile che di giorno in giorno sono smetite e ci fanno oggetto di ridicolo nel mondo… Si rischia una ripetizione del caso Klm: allora furono le rigidità sindacali di fronte a una richiesta di riorganizzazione aziendale assai mite a far fare retromarcia alla compagnia, già pronta ad una fusione al 50%. Oggi invece vedo che qualcuno gioca sulla pelle dei 18.000 di Alitalia».
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