La Lega secondo Aldo Bonomi
La nuova situazione politica "letta" dal sociologo che a Palazzo Isimbardi ha presentato il suo ultimo libro "Il rancore"
Il malessere del Nord c’è e si vede. C’era ben prima delle ultime elezioni e continuerà ad esserci dopo. Sentimenti profondi, crisi di identità, interessi radicati, una rappresentanza contraddittoria, ma solida. E’ il quadro proposto dal sociologo Aldo Bonomi, che proprio “Il rancore” ha intitolato il suo ultimo libro (pubblicato da Feltrinelli), presentato ieri, mercoledì 23 aprile, a palazzo Isimbardi, sede della Provincia di Milano, in un incontro organizzato dal Centro di formazione politica presieduto da Massimo Cacciari. Dopo i bei libri sul profondo Nord firmati da Marco Alfieri, Riccardo Illy e Giuseppe Berta, arrivano le analisi e le considerazioni sociologiche di Bonomi. Non ha dubbi, l’autore del nuovo volume: il Carroccio si è trasformato in una forza espressione di un “sindacalismo nuovo”, in grado di imporre l’agenda dei problemi alla politica.
“La Lega non è un partito arcaico e premoderno – ha detto Bonomi -. Parla di grande Fiera, Export 2015, Malpensa e non più soltanto del malessere della Pedemontana del Nord o dei problemi delle piccole imprese. Il Carroccio è passato ad occuparsi del capitalismo delle grandi reti”. Forte, per Bonomi, la capacità del partito di Bossi di “capire e contribuire a dare forma alla grammatica dei problemi e dei soggetti del territorio”.
Ciò di cui si è dimostrata incapace la sinistra, che dopo anni discute ancora se dare al partito una forma federata, un “modello bavarese” in grado di unire dimensione nazionale e problemi del territorio.
Sul fronte di questa sfida si è posto, secondo il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, il Partito democratico, che deve sfruttare le contraddizioni presenti nello schieramento vittorioso alle ultime elezioni. Un cocktail esplosivo: da una parte “una Lega che esalta la sua vocazione identitaria, i suoi legami con il territorio” e dall’altra “un movimento neo-liberista che accetta la sfida della modernizzazione”. Due forze eterogenee che si offrono di rappresentare “una base sociale che oggi è omogenea, e sposta il proprio voto dal Pdl alla Lega e viceversa”. Su questo terreno il Pd deve portare la sua sfida, secondo Cacciari, dandosi immediatamente una struttura federata, “un modello bavarese legato al territorio, con una estrema flessibilità di movimento, in grado di essere forte a livello locale e, insieme, protagonista nel globale”.
Un ragionamento sul quale concorda il presidente della Provincia, Filippo Penati, favorevole “a costruire le opportune alleanze a seconda del territorio in cui ci si trova”. Lungo e particolareggiato l’elenco degli errori e dei ritardi del centrosinistra (governo Prodi incluso). Ma altrettanto forte è l’attacco alla Lega Nord, pur definita da Penati “un partito autenticamente popolare e interclassista”. “Dietro al prestito-ponte per Malpensa – ha detto Penati – c’è l’idea del Carroccio che ora tocchi al Nord beneficiare dei soldi dello Stato, finora sempre andati al Sud”. Sulla salvezza di Malpensa, e a differenza di Bossi e Formigoni, il Cavaliere è stato sempre cauto, se non addirittura freddo.
Anche il Pd deve fare autocritica. “La sinistra si è mostrata poco critica verso la globalizzazione e le sue ricadute a livello locale – ha detto Penati -. Si deve cambiare registro e porsi seriamente il problema dei 15mila rom che assediano l’area metropolitana milanese”.
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