La sinistra torna extraparlamentare
Il Parlamento non avrà rappresentanti degli storici partiti. Persi 90 deputati e 38 senatori
Che fare? Mai come oggi la celebre domanda del libro di Lenin che sottotitolava "Problemi scottanti del nostro movimento" risulta azzeccata, ma anche inquietante.
Una sconfitta elettorale che prima ancora è politica. Il gran parlare di queste ore intorno alle responsabilità del Partito democratico, del sistema elettorale, di un clima ostile non fa bene a nessuno. È quasi una forma di poco rispetto verso gli elettori. Si può capire la delusione, ma se una valanga di italiani ha deciso di non andare a votare o di scegliere altre forze politiche dipende in prima analisi dal comportamento della Sinistra stessa. Basterebbe pensare poi all’estremo frazionamento tra i vari partiti che si richiamano alla tradizione comunista. Il loro voto unito avrebbe portato quelle forze in Parlamento.
Non sappiamo se è vero o meno che gli operai hanno votato Lega. Risulta difficile da credere che il Carroccio sia il maggiore rappresentante di quel blocco sociale. Ma poi ha ancora senso fare analisi con queste categorie? La Lega al sud non esiste e lì la Sinistra non va certamente meglio, basta guardare il dato della Puglia dove Vendola governa da tempo ed ha buoni apprezzamenti.
Probabilmente una parte consistente dell’elettorato si comporta in modo più semplice di quanto credano gli addetti ai lavori e ritiene che il voto al Pd sia anche di sinistra. Del resto Veltroni non viene certamente da una tradizione tanto diversa da quella di tanti esponenti dei partiti della sinistra arcobaleno.
Chi pensa di avere verità in tasca deve rivedere le proprie posizioni e l’editoriale di Berselli su Repubblica è inclemente, ma offre spunti forti di riflessione. "L’idea che fosse possibile il giardinetto dei radicalismi è stata sfigurata dalla violenza della realtà. Per chi ha sempre amato parlare delle ragioni "oggettive", dei "rapporti di forza", della "struttura", è giunto il momento di fare i conti fino in fondo con la realtà, e non con il labirinto delle illusioni".
In questi ultimi anni il mondo è cambiato, l’Italia è cambiata e profondamente. La sinistra probabilmente non è riuscita a capire e interpretare le novità, ma anche i reali bisogni. Fare battaglie sempre e solo per le minoranze lasciando in secondo piano la condizione della stragande maggioranza dei cittadini non può premiare e il risultato di queste elezioni sono la più netta riprova. La sinistra è apparsa stanca, ripetitiva e senza idee che interpretassero le esigenze anche dei più deboli. I suoi portavoce sono stati vissuti come gli esponenti di spicco del "partito del no", come quelli che frenano e non vogliono innovare. I vari partiti sono stati costretti a una rapida alleanza senza dare l’idea di un vero progetto politico.
Questa sarà stata la notte più tragica, ma c’è anche un’altra faccia della medaglia. È vero che le parole "comunista", "socialista", non risuoneranno nello stesso modo, ma uscire dal "Palazzo", anche se dal più prestigioso luogo della democrazia, può far ripartire dal "basso". Fino al 1976 la sinistra, ad eccezione del Pci e Psi, era di fatto extraparlamentare. Entrò alla Camera e al Senato nel mezzo di una delle stagioni più esaltanti per il rinnovamento del Paese. Era l’epoca delle grandi riforme. Oggi le parole d’ordine sono spesso legate alla semplice difesa di quelle conquiste. E non può bastare più.
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