Amnesty: “Italia razzista e xenofoba”
Il rapporto 2008 "bacchetta" con fermezza l'Italia: attenzione a fare di tutta l'erba un fascio
Amnesty International bacchetta l’Italia. Troppa paura del "diverso" fa correre il rischio di prendere decisioni azzardate.
E’ quanto scrive in maniera pacata, ma decisa Daniela Carboni, direttrice dell’ufficio campagne e ricerca, nel rapporto 2008 di Amnesty International (il link è dal sito di Repubblica).
In sostanza un allarme razzismo e xenofobia. Il concetto è semplice: l’Italia ha la cattiva abitudine di attribuire a fenomeni di illegalità una responsabilità non individuale ma di "categorie" più generali.
«Il 31 ottobre scorso una donna è stata aggredita e uccisa a Roma. Dell’accaduto è stato accusato un cittadino rumeno. Probabilmente, per tutti voi come per noi – scrive la direttrice di Amnesty – è più facile ricordare i dettagli della vita e della personalità della persona accusata dell’omicidio, piuttosto che della vittima.
Non è un caso né una vostra personale disattenzione, ma semplicemente il risultato prevedibile del modo in cui le istituzioni hanno affrontato la vicenda e quindi il modo in cui la società italiana l’ha vissuta: un drammatico fatto di cronaca – finito nel modo peggiore – non viene visto per quello che è, cioè l’ennesima violenza contro una donna, ma come il sintomo inequivocabile di una tendenza alla violenza e all’illegalità di gruppi di persone e minoranze, in base alla nazionalità, all’appartenenza etnica, al luogo in cui dimorano».
Con amarezza Daniela Carboni rileva come destra e sinistra, anche nel passato, siano sempre state concordi nel mantenere un atteggiamento di chiusura nei confronti delle comunità straniere: «L’allora sindaco di Roma, Walter Veltroni, dopo l’episodio dell’uccisione della donna aveva dichiarato che “non si possono aprire i boccaporti” e che "prima dell’ingresso della Romania nell’Unione Europea, Roma era la metropoli più sicura del mondo". Mentre Gianfranco Fini, allora presidente di Alleanza Nazionale, disse: “c’è chi non accetta di integrarsi, perché non accetta i valori e i principi della società in cui risiede” e, riferendosi in particolare ai rom aveva affermato “mi chiedo come sia possibile integrare chi considera pressoché lecito e non immorale il furto, il non lavorare perché devono essere le donne a farlo magari prostituendosi, e non si fa scrupolo di rapire bambini o di generare figli per destinarli all’accattonaggio. Parlare di integrazione per chi ha una ‘cultura’ di questo tipo non ha senso”.
Poi la direttrice di Amnesty passa all’esame il nuovo pacchetto sicurezza approvato dal Governo il 21 maggio scorso. «Amnesty International è estremamente allarmata sia per il contenuto di queste misure, sia per le modalità affrettate e propagandistiche della loro emanazione e per il clima di discriminazione che le ha precedute e che le accompagna».
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