Il referendum fallito anima il consiglio comunale
Risultato chiaro, opinioni differenti sui numeri di domenica scorsa. La maggioranza chiede iniziative per il Tibet,Pellegatta (An) invita Armiraglio e i Vender a non lasciare la Pro Patria
Seduta di consiglio comune senza delibere, tutta mozioni e interrogazioni, quella di ieri sera a Palazzo Gilardoni. Ovviamente si è parlato, in apertura, del referendum sull’autosilo di piazza Vittorio Emanuele che domenica ha dato il più chiaro dei responsi, con appena l’8,7% di affluenza al voto. Audio Porfidio, leader dei referendari, non si dà per vinto e, prima di andarsene platealmente – un classico – di fronte alla bocciatura di una sua mozione, contrattacca in aula, prendendo di mira il PD («ve ne pentirete, resterete all’opposizione per decenni»), il collega Salomi dell’UDC («quei 50.000 astenuti adesso sono tutti voti vostri»?), Cislaghi del gruppo misto su Cinque Ponti e passerelle… Lapidaria la risposta di Alberto Grandi per il PD: «Dimettiti». «Noi della Voce della Città ci sediamo sulla riva del fiume e aspettiamo» annuncia Porfidio, ma per ora l’unico cadavere che galleggia è proprio quello del referendum come strumento di espresisone democratica. Dure le parole del consigliere anche contro il sindaco Farioli: «C’è chi si adopera a calpestare la democrazia: e lei, sindaco, è stato l’artefice principale di questo risultato. La maggior parte di chi non ha votato non era neppure a conoscenza della consultazione». Un commento è venuto anche da Marta Tosi del gruppo misto, secondo la quale «5000 voti non sono male di fronte agli annunci della Giunta di voler proseguire comunque sulla propria strada e a partiti che invitano all’astensione».
«Il mea culpa sul referendum lo deve fare chi lo ha voluto» è a posizione di Gianfranco Bottini (foto) per Forza Italia. Il consigliere e assesore provinciale è caustico. «La conclusione è stata logica, la gente non capiva se si contestasse il progetto di rinnovamento del centro nella sua globalità, parte di esso o cosa, il fronte referendario era composito e aveva obiettivi diversi. Questa è una lezione per chi ha voluto pervicacemente portare avanti questo referendum, fra l’altro senza alcuna preparazione come si è visto anche nel dibattito in tv. E c’è un insegnamento anche per l’amministrazione: la gente ha deciso chi deve governare la città ed ha fiducia, quindi si agisca senza tentennamenti. Se qualcuno diceva che si trattava di sfiduciare l’amministrazione e ne invocava le dimissioni, tragga le sue conclusioni e si dimetta lui».
Non molto differente nel senso generale l’intervento di Erica D’Adda per il PD. «Chi non ha votato domenica è saggio, non sciocco o disiniformato. Bisogna sapere perdere con stile». Per Busto Civitas Fontana osservava che molti cittadini non avrebbero saputo del referendum, e che dallo spostamento del monumento ai caduti da piazza Vittorio Emanuele in piazza Trento e Trieste «soffrirà la storia di Busto, il monumento è lì da 50 anni». Antonello Corrado di Rifondazione Comunista ha definito «un onore» l’aver fatto parte del comitato referendario e difeso l’impegno di Porfidio, ribadendo gli ostacoli posti al voto dalle forze maggiori (inviti all’astensione, dichiarazioni che rimarcavano il valore non vincolante del voto, eccetera). Per Corrado «cinquemila non sono pochi» e «conta il parere di chi ha votato: parere che è all’88% contrario all’autosilo». È di qualche interesse, però, notare dai risultati che nelle scuole dove è stata relativamente superiore l’affluenza e andando verso il centro città, crescevano anche i "sì", fino a sfiorare il 19% (scuole Tommaseo) – il 30% del seggio speciale dell’ospedale fa testo solo fino ad un certo punto. Sarebbe stato interessare valutare i risultati con un’affluenza decente, a referendum non boicottato dai partiti e ignorato dai cittadini.
Chiudendo il dibattito sul referendum, il vicesindaco Giampiero Reguzzoni ha ricordato che a suo tempo il Ministero dei Beni Culturali aveva dato un assenso di massima a spostare il monumento ai Caduti, individuandone un cattivo rapporto estetico con la piazza e con il seicentesco Palazzo Marliani-Cicogna – a patto però che prima si riorganizzi per accoglierlo piazza Trento e Trieste, come è in programma di fare. «Lo spostamento sarà a carico del privato che esegue l’intervento» annunciava Reguzzoni. E Valerio Mariani (PD) rimarcava che l’amministrazione si deve assumere tute le sue responsabilità in fatto di scelte, pena conseguenze deleterie per la città.
In apertura, oltre alla discussione sul referendum, si è accennato anche alla questione tibetana, con una presa di posizione dei capigruppo di maggioranza – condivisa anche dal PD – che condanna la politica cinese in Tibet, chiedendo l’avvio di iniziative tematiche entro l’estate e comunque prima delle Olimpiadi di Pechino. Si è accennato anche alla mozione recentemente presentata da Marta Tosi, ma ancora non all’ordine del giorno, per l’uso dell’acqua in brocca anche nelle scuole, vista la buona qualità del servizio idrico cittadino – e per Forza Italia Paolo Genoni ha espresso apprezzamento per l’iniziativa. Non è mancato anche il grido di dolore di un tifoso come Ninetto Pellegatta per la Pro Patria e la sua retrocessione: «Presidente Armiraglio» ha detto rivolto all’assessore all’ambiente e alla qualità della vita, «la invito a restare, come invito la famiglia Vender a restare, magari con l’aiuto magari di una cordata di imprenditori». Il momento è nerissimo, resta solo la pia speranza di un ripescaggio per guai finanziari altrui.
Da segnalare infine due riconoscimenti annunciati dal sindaco Farioli in vista della festa patronale del 24 giugno: Bustocco dell’anno sarà Luigi Giavini, storico delle tradizioni sociali e industriali della città, mentre il titolo di Bustocco "ad honorem" per i non… indigeni andrà alla dottoressa Anna Orrù, medico a lungo in servizio presso l’ospedale cittadino e impegnata anche con il Tribunale del Malato.
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