Big Jump, a mollo nelle acque del Fiume Azzurro
La manifestazione a carattere europeo per difendere la balneabilità dei fiumi si è svolta domenica presso la presa del Naviglio Grande
A dispetto della giornata fosca e poco promettente, tanto da scatenare tuoni e lampi su gran parte della provincia varesina e causare una tragedia a pochi chilometri di dstanza, si è svolta regolarmente la manifestazione "Big Jump" sul Ticino nei pressi di Tornavento. Big Jump è la giornata europea per la salvaguardia e la tutela degli ecosistemi fluviali: trentuno fiumi di tutta Europa hanno visto il Grande Tuffo a difesa della balneabilità dei fiumi. Alcune dozzine i partecipanti: la discesa in canoa è stata effettuata regolarmente; il Grande Tuffo, sia pure con un occhio al cielo bigio, ha avuto luogo presso la diga delle Paledella, là dove "nasce" dal Fiume Azzurro il Naviglio Grande e c’era un tempo il casello di esazione del tributo per i battelli. La targa sul muro ricorda che i battelli che portarono i materiali necessari alla costruzione del Duomo di Milano recavano dipinta la scritta "AD UF", cioè ad usum fabricae, per la Fabbica del Duomo, ancora funzionante per i continui restauri; e siccome erano esentasse, fin dal tardo Medioevo la famosa espresisone dialettale milanese "a uf" indica gratuità.
I rappresentanti del coordinamento Salviamo il Ticino delle due sponde, il piemontese Roberto Vellata e il lombardo Claudio Spreafico, hanno spiegato che nel Fiume Azzurro c’è troppo poca acqua: giusto quella che il Consorzio Ticino, amministratore delle preziosa risorsa idrica, centellina, fra le varie esigenze industriali e agricole. Pertanto si chiede un limite minimo del flusso nel letto del fiume di 25mc. al secondo: al di sotto l’ecosistema acquatico ne patisce. Infatti, sottolineano gli ambientalisti, sul solo tratto dallo sbocco dal Verbano al Po insistono ben 72 scarichi autorizzati, "in gran parte malfunzionanti sotto l’aspetto della depurazione". Il più grande degli scarichi, sottolineano le associazioni ambientaliste, proviene dal depuratore di Sant’Antonino, già al centro da un anno di una complessa vicenda legale proprio dopo le loro segnalazioni.
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