«Hanno paura della nostra barba. Anche Gesù ce l’aveva»
La comunità musulmana si prepara al Ramadan. Nel tendone dell'ex oratorio femminile della chiesa di Arnate è tutto pronto
«Perché i miei compagni di lavoro in fabbrica scherzano e parlano con me e invece, quando vado al supermercato, la gente si sposta fissando la mia sunna (barba ndr)? Non vi siete mai chiesti perché Gesù è raffigurato sempre con la barba?». Aziz è uno dei duecento musulmani che durante il Ramadan pregherà nel tendone di Arnate (Gallarate). Ha un passato turbolento, fatto di espedienti, fino a quando ha incrociato i responsabili della comunità musulmana che lo hanno tolto dalla strada. «Ero sempre in stazione, bevevo e fumavo. Ho parlato con loro, ho iniziato a frequentare la comunità. Oggi sono sposato, ho una famiglia e sono felice. Se avessimo una moschea contribuirebbe a mantenere l’ordine».
I tappeti della moschea provvisoria sono già orientati verso la Qilba, la direzione della Mecca, in questo modo i fedeli che dopo il tramonto andranno per la prima volta nel tendone, dietro l’ex oratorio femminile di Arnate, per recitare il Tarawhi (preghiera serale del Ramadan), sapranno subito come disporsi.
I responsabili della comunità sono contenti, ma sono anche convinti che i problemi si risolveranno solo con uno spazio adeguato. «Senza una vera moschea – spiega Hamid Khartaoui – a Gallarate non ci sarà mai un vero imam. Uno di quelli che ha studiato all’università, che puo’ essere un vero punto di riferimento per tutta la comunità. Non basta conoscere il Corano per essere autorevoli. Per la preghiera ci arrangeremo, faremo a turno».
Mohamed Rachdi, tecnico di un’azienda metalmeccanica, è da vent’anni in Italia. È orgoglioso di essere musulmano, ma al tempo stesso è convinto che bisogna rispettare le regole, brutte o belle che siano. «Abbiamo un dovere di responsabilità verso i nostri figli – dice l’uomo con uno strano accento bosino – che vivono male questa situazione. Quando mi chiedono perché pur essendo italiani devono pregare in strada con il vento, la pioggia, la neve e il sole, io gli spiego che è la burocrazia che ci mette i bastoni tra le ruote, la stessa burocrazia a cui io pago i contributi da vent’anni».
Le speranze della comunità musulmana sono riposte nelle nuove generazioni. I figli degli immigrati studiano in Italia e hanno amici italiani. «Mio figlio – dice Abdul, impiegato da vent’anni in una ditta meccanica – quando ha iniziato ad andare a scuola tornava deluso, perché veniva escluso dai compagni. Mia moglie gli ha spiegato che se voleva trovare degli amici doveva dare il meglio di sé. Oggi è il primo della classe, è bravissimo in matematica, studia la storia e la geografia europea. E i suoi migliori amici sono diventati i compagni di classe».
Il campionato di calcio di serie A è iniziato lo stesso giorno del Ramadan. Nella comunità il footbal è lo sport più seguito e praticato e Aziz, considerato il fuoriclasse della selezione islamica, non esita un solo istante nel professare la sua fede calcistica: «Qui a Gallarate i musulmani e i loro figli sono tutti milanisti».
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