Pinotti e Quinziato pronti alla sfida per la cronometro

Il bergamasco mette le mani avanti. sta bene, ma gli avversari di valore sono molti. Senza Cancellara, per Ballerini è favorito Michael Rogers, l'australiano di Gorla Minore

In vista della cronometro uomini Elite di giovedì il clima a Casa Italia appare sereno. Non c’è molto da dover dimostrare, non è il nostro terreno ma abbiamo due uomini che possono fare bene. Marco Pinotti, 32enne bergamasco di Osio Sotto, laureato in ingegneria gestionale, è uomo di punta: ha vinto la tappa conclusiva del giro a Milano, naturalmente a cronometro, specialità di cui è stato anche campione nazionale. Asciutto, con le leve lunghe del passista, Pinotti è l’uomo che può dare quel qualcosa in più. Non che il suo compagno-rivale più giovane Manuel Quinziato, che partirà a pochi minuti di distanza, sia da meno: è noto come valido cronoman fin da giovanissimo. 

Il ct Ballerini la prende con calma. “Domani è il nostro primo grande appuntamento, e con Malori camion mondiali si è iniziato benissimo negli under 23. Ci fa ben sperare avere un ragazzo cui piace la specialità come lui: la crono permette di vincere anche le grandi corse, come Cancellara (indiscusso padrone della specialità e campione olimpico, che domani non sarà al via) insegna, basta vedere come s’era fatto l’ultimo chilometro alla Sanremo”. Nella crono, riconosce il ct toscano, “abbiamo sempre avuto un handicap, l’ultimo podio è di Chiurato nel ’94. Domani c’è un percorso che ci piace, è adatto a Pinotti e Quinziato, dotati di buona velocità e capaci di tenerla se non ci sono strappi troppo impegnativi”.

La preparazione è stata buona, “anche Quinziato è andato bene alla Vuelta”. Insomma i nostri sono in forma. Domani mancherà Cancellara, come detto: gli obiettivi degli azzurri vedono il podio molto in lontananza, come una gradita sorpresa, “ma partiamo con buoni propositi. Non sappiamo se il podio è arrivabile, già arrivare fra i primi dieci sarebbe un buon risultato”. Favoriti? L’australiano di Gorla Minore Michael Rogers è il numero uno per Ballerini, “è in crescendo dall’estate, poi corre in casa, perchè si è sposato e vive qui, le sue motivazioni sono da italiano”. Insomma abbiamo… tre cronoman, via. E poi? “Larsson, che a cronometro fa sempre degli exploit; Leipheimer; o i tedeschi sempre forti nella specialità”. La cronometro, avverte Ballerini, sarà diversa da quelle che si vedono nei grandi Giri dove emergono qualità di tenuta e recupero degli sforzi pregressi – qui la gara è secca, o la va o la spacca. 

Pinotti, il solo presentatosi in sala stampa, ha ampi sorrisi ma non si sbilancia, si fa umile: il risultato, dice, dipenderà da una serie di fattori. “Quasi tutti i partenti io li ha già battuti in certe occasioni, e altre volte è accaduto l’esatto contrario. Posso avere ambizioni, ma il risultato dipenderà dalla condizione degli avversari. Difficile dire se stia meglio o peggio del Giro; la condizione è buona, ma di per sé non è garanzia di risultato”. Deve parlare la strada, con la sua legge severa fatta di fatica e secondi che passano inesorabili. “Il percorso? C’è da stare un po’ attenti all’inizio, salita, discesa con qualche rotonda, qualche curva dove frenare un attimo, poi è un bell’andare intorno al lago. Il punto decisivo? Nella seconda parte, sulla salita di Buguggiate”. Sarà una gara veloce ma non velocissima per Pinotti: il vincitore, sostiene, manterrà i 50 all’ora dall’inizio alla fine. Uno scooter, praticamente.

Di sé Pinotti dice che è diventato cronoman perchè gli piaceva la specialità, che richiede applicazione speciale, “è disciplina razionale”. Allenamento mentale quanto fisico. La testa e i garùn, lo diceva in italo-bosino Alfredo Binda, primo vincitore di una crono al Giro, e in francese, prima di lui, un certo Henri Desgranges, l’inventore del Tour. “In gara” spiega Pinotti al profano affascinato dalla sfida dell’uomo sul cavallo d’acciaio solo contro il vento, “corriamo sotto una specie di ipnosi. Si ascolta il corpo, continuamente, ogni tensione, ogni dolore, si cerca la nostra soglia di resistenza, il dente in più o in meno sul cambio”. Tutto il resto non conta: solo il nastro d’asfalto, la linea ideale, la posizione, la respirazione. L’uomo e la bicicletta, la strada e il vento. Da soli eppure insieme, contro fatica e dolore. Fino in fondo.

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Pubblicato il 24 Settembre 2008
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