Natale da missionari fra gli ultimi

Un Natale "diverso", quello di chi serve il prossimo in terre lontane: l'esempio di Lucio fra i poverissimi del Bangladesh

Pubblichiamo un lettera di fratello Lucio Beninati, missionario laico del Pime di Busto Arsizio, attivo a favore dei bambini di strada di Dacca, la capitale del Bangladesh. Nasce come lettera privata, non intesa alla pubblicazione, ma il suo valore è significativo. Di Lucio Varesenews si era già occupata in passato, quando ci raccontò la sua esperienza nelle favelas di San Paolo del Brasile, sempre a contatto con i giovani più sfortunati. La sua valga come testimonianza del Natale missionario dei tanti italiani (fra cui non pochi anche dalla nostra provincia) sparsi per il mondo a combattere la buona battaglia dell’istruzione, dell’integrazione sociale, del sostegno all’umanità sofferente e della lotta alle iniquità.

Vi sto scrivendo questi pensieri dalla mia casetta. Vivo ancora in una baracca, questa volta al piano superiore di un “building” di bambù. Ho fatto il trasloco lo scorso luglio, al mio ritorno dalle vacanze italiane quando decidetti di fare un “passo in avanti” verso una maggior solidarietà, prossimità, con i piu’ poveri. Anche qui abito in una stanza nè costruita nè progettata da me (non credo che il cemento sia sempre a servizio del Vangelo, anzi… a volte l’uso che noi uomini di chiesa ne facciamo offende gli impoveriti) e di cui non sono proprietario. Voglio essere uno qualunque, il più possibile vicino a loro (per quello che mi è concesso di sopportare, resistere… la mia battaglia con topi e cimici di letto continua senza tregua).

Credo che vivere a livello dei più piccoli, nel loro stile, ci rende più comprensibili, riduce al massimo le diffidenze, ci mette nelle loro mani; è un abbandono disarmante che genera fiducia e facilita i rapporti, il dialogo. Ecco, questa mia “strana” chiamata missionaria non mi porta a costruire nè Ospedali, nè Chiese, nè Scuole e neanche Case… (uso le loro case) ma produce dialogo!!! E’ questo è il  tipo di  missione al quale mi sono sentito chiamato da sempre. È il dialogo pratico del gomito a gomito tra le inevitabili domande della vita, senza togliere niente alla discussione intellettuale, teorica, che pure ha un ruolo importante, ma di cui io non mi sento parte.

E confesso che recentemente in questa mia presenza-dialogo mi sono sentito ancora piu incoraggiato quando, due mesi fa, la piu alta rappresentanza  Italiana in Bangladesh, la nostra Ambasciatrice, signora Itala Occhi, è venuta a trovarmi fino alla mia casetta. È stata per noi tutti della barracopoli una grande gioia avere questa signora con noi tutto il pomeriggio, lei che così simpaticamente aveva portato per i nostri bimbi biscotti fatti a casa sua. Con molta disinvoltura i nostri bimbi si sono esibiti d’innanzi a lei con canti, danze, poesie e filastrocche senza fine. Questa gentile signora si è fatta così prossima anche ai nostri bimbi di strada quando, lo scorso 5 di dicembre, ha voluto servire con noi i circa 300 bimbi di strada durante la specialissima festa organizzata insieme alla Commissione interreligiosa nel maestoso compound del tempio Buddista.

Questa festa è stata comunque qualcosa di tanto speciale per ciascuno di noi. Una cosa forse unica nella storia di questo Paese: Musulmani, Hindu, Buddisti e Cristiani si riuniscono insieme, lato a lato per chinarsi a servire i bimbi tra i piu esclusi di questo affollatissimo paese. Tutta la festa si è svolta in un clima fraterno e di servizio a partire dall’accoglienza dei bambini ai quali – venendo direttamente dalla strada – veniva offerta loro la possibilità di fare una doccia e ricevere vestiti nuovi. Poi, dopo l’allegra colazione, vi è stata l’apertura ufficiale della Festa: un momento di presentazione di ciascuno e una preghiera a Dio (fatta nello stile di ciascuna religione presente) affinchè ci accompagnasse tutta la giornata. Così si è dato il via alle attività ricreative nel campo: giochi all’aperto, gare, musica per ballare e per chi voleva colori e fogli per disegnare. Tra le attrazioni c’era pure una banda di musicanti locali che ha accompagnato i momenti più importanti con musiche gioiose. Anche il  pranzo è stato ben preparato e curato con saporitissimo cibo servito dai volontari del centro buddista. La festa si è conclusa con un finale eccitante: tutti i partecipanti hanno assistito dal cortile il volo di tre piccole mongolfiere casalinghe a cui erano attaccati striscioni con gli slogan della  festa.

La vita del qua e ora tra i piu esclusi, i nessuno, mi prende tutto il cuore, non mi da molta  tregua per fare altro; a volte sono come mangiato dalle situazioni fino al rischioso punto di scomparire. Sperimento la loro ‘nullità’, mi porto dentro con me la vita, le storie, le pene di tanta gente, moltissimi bambini, questi “male-detti” (secondo le persone di “bene”) che quotidianamente incrocio nel mio lavoro in strada. La  loro vita cosi frequentemente mi porta come se d’innanzi a quella misera stalla di Betlemme, ai piedi di quel Bimbo, anche lui cosi tanto rifiutato. Come si fa a rifiutare un bimbo? Possa quest’anno il 25 di dicembre il Bambinello Gesù, adagiato li nella stalla, richiamare alla nostra memoria tanti piccoli “bambinelli Gesù” cosi rifiutati in tutto il mondo, anche nella nostra opulenta Europa dove tra i governi piu repressivi e razzisti c’è perfino chi spinge perche si abbiano le impronte digitali dei bambini piu esclusi: i nomadi. Guai però se questo bimbo posato là nella mangiatoia oltre ad aprire i nostri occhi non ci stimolasse alla speranza. L’annuncio degli Angeli deve essere lieta notizia per me, per te, per ciascuno di noi,  indicarci i Cieli e la Terra nuova che giunge a noi proprio attraverso quel  piccolo e  umile bimbo, servo per amore, servo per mostrarci il mondo nuovo.

Nel lavoro che la nostra associazione svolge tra i bambini di  strada ogni volta che si presentano ostacoli, blocchi dettati da preconcetti, antiche pratiche, dicerie culturali o dall’andazzo comune ci  ripetiamo, come uno slogan: “NOI VOGLIAMO COSTRUIRE UN NUOVO BANGLADESH, un nuovo Bangladesh è possibile!!!”
Personalmente  credo che ciò già stia accadendo. Sono segni, piccole sementi di questo NUOVO  Bangladesh che è in mezzo a noi. Non è forse proprio per il fatto che questo atipico gruppo (persone di differenti religioni, professioni, eta’ e tutti volontari)  di lavoro esista, che già i germogli di una nuova umanità rinascano? È interessante vedere come si stupisce la gente  quando viene a sapere delle caratteristiche della nostra Associazione, dove chi vi lavora deve pure dare un contributo economico; a qualcuno sembra che incontrando noi abbia incontrato quasi… degli extraterrestri.

Seppure in mezzo a tanta oscurità e sofferenza  in cui vive questo Paese dove la vita vale cosi poco, ed è cosi facile perderla, sono tante le manifestazioni di bene a cui presenziamo quotidianamente. Quante volte negli ospedali governativi, i medici, attratti dal nostro servizio disinteressato si sono lasciati coinvolgere in questa gara di solidarietà verso i bimbi di strada che portiamo da loro, fino al punto di offrire tutta la terapia di tasca loro. Qui normalmente chi è povero, non potendosi permettere le medicine, l’operazione, la degenza, rimane senza cure mediche. Così è capitato a Sagid un bimbo cieco di otto anni messo sulla strada a mendicare; i medici hanno voluto offrire tutto gratuitamente a lui che aveva le cataratte ad entrambi gli occhi; perfino gli hanno donato i cristallini. Sì, il bene è contagioso, come quando nella grande stazione Nazionale degli Autobus di Dhaka alcuni mesi fa trovammo una bimba di 13 anni, Lipy, stesa a terra sul marciapiede. Era svenuta, sporca, macchie di sangue tra le gambe, bavava dalla bocca, aveva due catene a ciascun piede. Benchè fossero tanti i passanti in quel luogo, per paura di grattacapi, nessuno osava avvicinarsi a questo minuto corpicino, frutto di una violenza di adulti. Perfino lo staff di ONLUS deputate alla cura dei bimbi di strada non si avvicinavano a lei. Lo fecero i nostri volontari che accovacciati tentarono vanamente di farla riprendere. Il loro piccolo gesto aprì gli occhi a tanti che questa volta si affollarono attorno  alla bimba pronti ad offrire questo e quello; si azionò una catena di solidarietà. Perfino la polizia ci offrì di accompagnarla in  ospedale con la camionetta.

La settimana scorsa poi me ne è successa una, UNICA  nella mia vita. Ero andato dall’Otorino dell’ospedale Governativo per una brutta infezione alla mia gola; il dr Mamun si è preso cosi tanto cura di me che è andato lui stesso a comprarmi le medicine e poi mi ha fatto accompagnare dal suo autista in macchina fino alla mia  baracca. Al mio stupore mi ha risposto: “Tu ti prendi cosi tanto cura dei nostri bimbi, non è per noi un dovere prenderci cura di te?” Una solidarietà contagiosa, un medico Musulmano stimolato a servire… che bell’insegnamento per quei medici  in  Italia che stanno smarrendo questo contatto umano.

Ecco qui, ora concludo questa mia lunghissima lettera di Natale, pregate la Madre di Dio per noi, perchè questo nostro Paese prossimo alle elezioni politiche (a fine mese), dopo circa due anni di governo provvisorio e controllato dai militari, possa ritrovare la democrazia. 
Buon Natale di Gesu’ in ciascuno di noi!

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Pubblicato il 27 Dicembre 2008
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