Dal nick all’identità, la privacy persa sul web

Elena Ferrari, docente del dipartimento di Informatica dell'Insubria studia come proteggere i dati sensibili on line e rivela i tranelli di internet

Un nick name di troppo ed è facile perdere l’anonimato. Nella giungla di internet, dei social forum e dei social network proteggere la privacy diventa più difficile di quanto si pensi. A rivelare i tranelli del web è uno studio di Elena Ferrari, docente del dipartimento di informatica e comunicazione dell’università dell’Insubria di Varese. Le sue ricerche sulla protezione dei dati sensibili on line e sulla sperimentazione di sistemi di protezione dalla fruizione di contenuti dannosi accessibili tramite internet hanno ottenuto uno dei più prestigiosi premi mondiali nel campo dell’informatica, il Technical Achievement Award 2009, attribuito annualmente dalla IEEE Computer Society.

Professoressa Ferrari, tutelare i nostri dati on line è davvero così difficile?
«Diciamo che non esiste in questo momento un sistema che protegga la privacy e che sia efficace al cento per cento. In alcuni casi basta un dettaglio in più, anche quando pensiamo di essere anonimi, per rivelare la nostra identità, piuttosto che la nostra professione o il luogo dove ci troviamo in quel momento».

Questo è possibile anche quando non riveliamo la nostra identità?
«Sì a volte, a causa di disattenzioni o della scarsa cultura in materia, pubblichiamo delle informazioni che possono essere male utilizzate. Un esempio: se in un forum sul lavoro rivelo di essere donna e mi trovo in un determinato luogo, dove magari la maggior parte degli impiegati è uomo, anche se uso un soprannome o un "nick" anonimo non è difficile risalire alla mia identità. La possibilità di incrociare delle informazioni può rivelare molto di un utente di internet anche quando non vengono indicati nome e cognome e non si ha la consapevolezza di come si stanno utilizzando i propri dati».

Anche i motori di ricerca possono essere una fonte di informazioni sulla vita di una persona. Ci sono delle soluzioni per eliminare questi dati quando ledono la privacy o la propria reputazione?
«Non esiste una procedura che valga in tutti i casi. Si può richiedere al sito o al forum la cancellazione oppure nei casi di diffamazione agire per vie legali. Si può però monitorare l’uso delle informazioni che ci riguardano attraverso un sistema di notifiche, come gli "alert", che avvisano via mail tutte le volte che il nostro nome compare nelle pagine web».

Nei social network, come facebook, myspacelinkedin, si mettono in comune alcune informazioni e a volte sono altri a condividere informazioni che ci riguardano. Come possiamo tutelare la nostra privacy in questi casi?
«Mi occupo di privacy da molti anni e con l’avvento di internet i miei studi si sono focalizzati sul web. L’avvento dei social network rende ancor più complicato proteggere i dati sensibili ed è interessante capire in che modo tutelarsi. Prendiamo l’esempio di Facebook dove i contatti spaziano dagli amici ai colleghi di lavoro. Pensiamo quindi alle notizie confidenziali: non esiste in questo momento un sistema per destinarle solo agli amici o almeno il sito lo consente ma solo in modo primitivo. Un altro punto discutibile sono i servizi forniti: il sito rivela se si è o meno connessi e a volte anche la propria collocazione geografica».

Come è possibile ottenere più sicurezza?
«Con le norme vigenti non c’è vera protezione.
Tutto questo è avvenuto perché si è investito poco su questo tema e la tutela della privacy è costosa, sia in termini monetari che in termini di efficienza. I sistemi per proteggere i dati sono poco sofisticati ma le tecnologie avanzano, non possiamo più sottovalutare questo problema».

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Pubblicato il 16 Febbraio 2009
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