«Mi dimetto da vice presidente, ma continuerò a lottare»
Guido Gallo Stampino, dell’associazione nazionale anti-racket, è stato aggredito venerdì sera da sconosciuti: “Quando ho sentito la pistola alla testa ho pensato fosse arrivata la fine”
«Quando ho sentito la pistola alla testa ho pensato fosse arrivata la fine». Guido Gallo Strampino (al centro nella foto) parla ancora con la voce provata dall’emozione e dalla paura. Vice presidente dell’associazione nazionale anti-racket, è stato vittima di un aggressione nella propria auto venerdì sera a Uboldo. Ha deciso di dimettersi dal proprio ruolo nelle ultime ore, non vuole più cariche istituzionali perché quanto accaduto lo ha definitivamente provato. «Ma non smetterò di lottare – spiega -, rimarrò nell’associazione e continuerò ad aiutare chi ne ha bisogno. Ho 70 anni ed anche io ho voglia di passare gli ultimi anni senza troppi problemi. Quanto accaduto l’altra sera è molto grave. La lotta al racket e all’usura rimane comunque la mia priorità, anche se con modalità diverse». Guido Gallo Stampino, che da anni è molto presente anche sui media nazionali, sta avendo diversi incontri con le forze dell’ordine e molto probabilmente gli verrà assegnata una scorta. «Non ho la smania di avere la scorta, di andare in tv. Se vogliono farti qualcosa lo fanno, l’unica mia scelta è proseguire nella lotta. Ho preso la decisione delle dimissioni insieme al presidente Bocedi e su suggerimento dei carabinieri. Ma non starò zitto, non mi hanno messo un bavaglio. Ho avuto paura, ho pensato che fosse tutto finito, ma non smetterò di parlare».
Stampino, vittima a sua volte di racket che ha dedicato questi ultimi anni a denunciare quanto accade nel Nord Italia, non rinuncia a sottolineare la propria politica: «Le vittime di racket e usura devono denunciare: la denuncia è la miglior assicurazione che possano avere, il primo passo, meglio ancora della scorta. Queste persone hanno paura delle denunce e non smetterò mai di sollecitare le vittime a denunciare la propria situazione. Nel Nord Italia si sta vivendo un momento critico nel settore: è pieno di mafiosi che obbediscono a ordini di altri mafiosi che sono ancora in carcere. È una situazione che va fermata e lo possono fare solo le vittime. Al Nord c’è ancora tanta strada da fare da questo punto di vista».
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