I Sindacati: «Aule fuori norma per più di 30 alunni»

E' quello che denunciano i sindacati della scuola Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil scuola: «Il passaggio dai 25 alunni massimi in una classe agli oltre trenta pone un serio problema di sicurezza e di vivibilità delle aule»

Tagliare gli insegnanti e aumentare il numero di studenti per classe, portando il massimo consentito da 25 a oltre 30 alunni: questo è uno dei cardini del sistema “Gelmini- Tremonti” per rimettere posto le casse del ministero dell’Istruzione.  Ma questo calcolo, ineccepibile per numeri, oltre a prescindere dal lato umano e culturale non fa i conti con le stesse norme di “agibilità” delle aule e rischia di creare un territorio di scuole fuori norma.

E’ quello che denunciano i sindacati della scuola,  Flc Cgil, Cisl Scuola e Uil scuola: «Il passaggio dai 25 alunni massimi in una classe agli oltre trenta pone un serio problema di sicurezza e di vivibilità delle aule – ha spiegato Raimondo Parisi della Flc – Cgil – Molte aule della provincia non sono nella condizione di tenerne più di 25. Per questo abbiamo chiesto un incontro col Prefetto, che ce l’ha accordato per il giorno 9, dove spiegheremo il problema, solleciteremo le verifiche tecniche delle aule provinciali e chiederemo di derogare il provvedimento dove questo sia materialmente inapplicabile»

I problemi di sicurezza delle aule non sono una questione astratta: le loro dimensioni sono definite infatti dalle norme stesse, «che prevedono 1,86 metri quadri per alunno nella scuola primaria e 1,96 nella scuola secondaria – Spiega Sabino Famiglietti, segretario provinciale della Cisl scuola – Il che significa che classi da trenta studenti avrebbero bisogno di aule, con una dimensione che varia dai 55 ai 60 metri quadri: una dimensione che nelle nostre scuole non esiste, se non per l’aula magna».

Tagli che aumenterebbero il disagio dei ragazzi, e che secondo i rappresentanti del sindacato non sono supportati da una strategia per migliorare la situazione della scuola: «Queste norme sono state fatte esplicitamente per risparmiare, e basta: il risultato è che in Lombardia rimarranno a casa circa 8000 lavoratori, prevalentemente precari, e a livello provinciale circa 600 – sottolinea Giovanni Fortuna, segretario della Uil Scuola – Le aule scoppierebbero, e i professori diventeranno sempre meno. Questo non può che portare a un impoverimento dell’offerta formativa»

In totale, i tagli in provincia riguarderanno 498 docenti dall’asilo ai licei (420 dei quali pensionamenti non sostituiti) e 187 lavoratori del personale ATA. «Prevalentemente precari e stagionali, le categorie più deboli, e che magari lavorano in questa condizione da più di un decennio: per loro però la stabilizzazione non vale – sottolinea Famiglietti – e nemmeno il fatto che da queste parti la razionalizzazione richiesta dal ministero è stata portata a termine, al contrario di altre zone di Italia. Dove, sono pronto a scommetterci, questi tagli finiranno per pesare meno».

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Pubblicato il 03 Giugno 2009
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