Bossi: “Lombardia a Pdl, Veneto e Piemonte alla Lega”
Il ministro a Somma. "Con Formigoni, vicepresidente leghista. Per Casini deciderà Berlusconi. Sui frontalieri, Tremonti ci ha ascoltato"
Acclamato dai militanti, nella tarda serata di sabato il ministro Umberto Bossi ha fatto il suo ingresso nella nuova sede della Lega Nord di Somma Lombardo. Il tempo di sedersi, accendere il sigaro e subito si parla di politica nazionale. "Formigoni va bene come candidato in Lombardia, ma con un vicepresidente leghista. A noi vanno Veneto e Piemonte". Attorniato dai big locali della Lega Nord – il presidente della Provincia Dario Galli, l’onorevole Giancarlo Giorgetti, il sindaco di Tradate Stefano Candiani riuniti per inaugurare la nuova sezione – il ministro ha poi commentato l’incontro di ieri fra il premier e il leader dell’Udc. "Su queste alleanze a livello regionale ci sono un po’ di dubbi, ma deciderà Berlusconi. Non so cosa farà con Casini che ora vuol tornare indietro, ma è meglio che stia attento perchè ha già fatto casino in passato. Fosse così facile la vita…".
Sembrano invece i risolti i dissapori dei giorni scorsi con Roberto Maroni. "Giulio Tremonti ha garantito che darà una mano a Maroni per le risorse economiche sulla sicurezza. Nessun problema per il nostro voto, noi andiamo con la coalizione di
governo". E il senatur aggiunge di aver discusso con il ministro del Tesoro anche il problema dei frontalieri in Svizzera dopo l’approvazione dello scudo fiscale. "Tremonti ha dato retta a noi sulla necessità di fare un accordo con la Svizzera. Stiano tranquilli i lavoratori, gli svizzeri sono nostri amici e Tremonti sa che facciamo bene a trattare". Si tratta anche sulla giustizia, mentre arriva già una bacchettata per Pierluigi Bersani che oggi, all’assemblea nazionale del Pd, aveva sostenuto la necessità di un’assemblea dei sindaci del Pd per fare del vero federalismo perché "la Lega racconta favole". "Parte male – dichiara Bossi -, non ha capito che chi è contro la Lega è morto". Parole dure arrivano anche dal ministro nei riguardi dei giudici della Corte per i diritti dell’uomo di Strasburgo sulla sentenza del crocefisso nelle aule. "I magistrari europei decidono sempre al di sopra del popolo. Questo non va bene. E’ già partita una raccolta di firme in Piemonte promossa dall’onorevole Cota e il governo ha già fatto ricorso. Se i magistrati dovessero confermare la loro decisione, non la applicheremo".
Smette di parlare e subito scattano gli applausi. I militanti con i fazzoletti versi al collo lo hanno aspettato per quasi un’ora sotto la pioggia e ora non sono più disposti a lasciarlo solo ai giornalisti. Bossi si alza, prende in mano il microfono e si lascia andare ai ricordi di gioventù, alle scorribande con il fratello e ai bagni nel Ticino. Per i militanti è una festa, l’attesa è stata ben ripagata.
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